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Cremona, l’export tiene e il credito alle imprese cresce: quasi 1,6 miliardi di vendite all’estero

Segnali positivi anche dai finanziamenti, mentre metalli e agroalimentare trainano gli scambi internazionali

Cremona, l’export tiene e il credito alle imprese cresce: quasi 1,6 miliardi di vendite all’estero

Il sistema produttivo cremonese resiste alle tensioni internazionali e apre il 2026 con una sostanziale tenuta delle esportazioni.

Al 31 marzo le vendite all’estero della provincia hanno sfiorato 1,6 miliardi di euro, registrando una crescita dello 0,1% rispetto al primo trimestre del 2025. Il risultato colloca Cremona tra le province lombarde che hanno mantenuto un andamento positivo, seppure contenuto.

Il dato è stato analizzato anche durante il Consiglio regionale di CNA Lombardia, riunito a Mantova per discutere le prospettive del sistema produttivo regionale e le difficoltà delle piccole e medie imprese. Nel complesso, le esportazioni lombarde si sono attestate a 40,9 miliardi di euro, rimanendo stabili su base annua.

Importazioni in calo e saldo commerciale negativo

Nel territorio cremonese le importazioni hanno superato 1,7 miliardi di euro, diminuendo però del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. La differenza tra merci acquistate e vendute all’estero ha determinato un saldo commerciale negativo di circa 176 milioni di euro.

La diminuzione dell’import ha interessato numerosi comparti, tra cui agricoltura, prodotti alimentari, chimica, legno e carta, tessile, apparecchi elettrici ed elettronica. In controtendenza sono risultati soprattutto i prodotti farmaceutici e alcune altre attività manifatturiere.

Metalli e alimentare guidano la crescita

L’andamento complessivamente stabile nasconde differenze significative tra i diversi settori. Le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo sono cresciute del 12,3%, mentre il comparto alimentare, delle bevande e del tabacco ha registrato un aumento del 4,6%. Segnali positivi anche per tessile, abbigliamento, pelli e accessori, in crescita dell’1,7%, e per gli apparecchi elettrici, aumentati dell’1,4%.

Hanno invece perso terreno i prodotti chimici, con una contrazione del 15%, gli articoli in gomma e plastica, diminuiti del 15,5%, e i mezzi di trasporto, in calo del 25%. Flessioni più contenute hanno interessato anche macchinari, legno, elettronica e altre attività manifatturiere.

Crescono Francia, Spagna e Polonia

Sul fronte geografico, le aziende cremonesi hanno rafforzato le proprie posizioni in diversi mercati europei. Le esportazioni sono aumentate verso la Francia del 5,5%, verso la Spagna del 7,2% e verso la Polonia del 15,3%. Ancora più forte la crescita registrata in Romania, pari al 31,3%.

Sono diminuite invece le vendite verso alcuni partner di particolare importanza: Germania -12,7%, Stati Uniti -16,2% e Regno Unito -11,6%.

Credito in aumento, Cremona in controtendenza

Un segnale positivo arriva anche dal credito. Nel primo trimestre del 2026 i finanziamenti alle imprese cremonesi sono cresciuti dell’1%, per uno stock vicino ai 5 miliardi di euro.

Cremona è una delle sole tre province lombarde, insieme a Milano e Bergamo, nelle quali il credito alle aziende è aumentato rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato assume particolare rilievo considerando che, a livello regionale, le piccole imprese continuano a incontrare maggiori difficoltà: i finanziamenti destinati alle realtà di minori dimensioni sono diminuiti del 4%.

Bozzini: “Investire in innovazione e competenze”

Per il presidente di CNA Lombardia Giovanni Bozzini, la tenuta delle esportazioni non deve indurre a sottovalutare le fragilità che interessano il sistema produttivo.

“La competitività si gioca su fattori nuovi: innovazione, competenze, digitalizzazione, qualità del capitale umano e capacità di investire”, ha osservato Bozzini.

CNA chiede una politica industriale europea e nazionale più coraggiosa, in grado di ridurre la burocrazia e accompagnare le PMI nei percorsi di trasformazione digitale, energetica e tecnologica.

Per Cremona, la stabilità dell’export e la ripresa del credito rappresentano segnali incoraggianti. Rimangono però le difficoltà di alcuni settori manifatturieri e il rallentamento registrato in mercati strategici come Germania e Stati Uniti.