Tre persone sono state arrestate per sfruttamento di lavoratori moldavi, tra cui minorenni, e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in un sistema di ditte fraudolente. Le indagini hanno evidenziato condizioni di lavoro degradanti e frodi fiscali.
Sfruttamento del lavoro: tre arresti
Nelle province di Brescia e Cremona, un’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza ha portato all’arresto di tre persone di nazionalità rumena, accusate di gravi reati legati allo sfruttamento del lavoro e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’inchiesta, partita da un controllo in un’azienda di Palazzolo sull’Oglio (BS), ha fatto emergere un quadro inquietante di abusi e illegalità, con vittime anche minorenni.
Il controllo
L’11 febbraio 2026, i Carabinieri della Stazione di Palazzolo dell’Oglio hanno effettuato un controllo presso una ditta individuale specializzata nella lavorazione di prodotti in gomma. Le condizioni dei lavoratori, in particolare di 14 cittadini moldavi, tra cui tre minorenni, hanno subito destato sospetti. Per questo è stato richiesto l’intervento del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Brescia, che ha condotto un’ispezione approfondita, intervistando i lavoratori e verificando lo stato degli ambienti di lavoro.
Le irregolarità riscontrate
Dall’ispezione è emerso che i lavoratori, tutti irregolari sul territorio nazionale, erano impiegati in condizioni di sfruttamento, aggravate dalla loro situazione di clandestinità. Tra le violazioni accertate figurano pagamenti a cottimo non conformi al contratto collettivo nazionale, mancato rispetto di ferie, permessi e orari di lavoro, gravi carenze in materia di salute e sicurezza e condizioni abitative degradanti ricavate all’interno degli stessi luoghi di lavoro.
Il meccanismo delle imprese “apri e chiudi”
Le indagini economico-finanziarie svolte dalla Guardia di Finanza di Rovato hanno rivelato un sistema fraudolento basato sull’uso di tre diverse ditte individuali, tutte riconducibili agli indagati e operanti nello stesso settore e luogo. Una di queste ditte era stata chiusa d’ufficio nel dicembre 2025 per evasione fiscale di oltre 670 mila euro in due anni, mentre un’altra, costituita nel gennaio 2026, risultava formalmente intestata a un dipendente, probabilmente per eludere responsabilità fiscali e contributive.
I reati contestati
I tre indagati, di cui uno in carcere e due ai domiciliari, dovranno rispondere dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, nonché di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con accuse aggravate dalla presenza di minorenni tra le vittime. La Procura di Brescia continuerà a seguire il caso, che rappresenta un duro colpo contro il caporalato e le forme di sfruttamento più gravi nel territorio. La responsabilità penale sarà accertata solo al termine del processo con sentenza definitiva.
