A seguito della diffusione della notizia di quanto accaduto all’interno del Moma Club di Crema, attualmente sospeso per una serie di violazioni secondo quanto disposto dal Questore della Provincia di Cremona, anche il Codacons prende posizione presentando un esposto alla Procura per accertare le responsabilità.
Principio di incendio al Moma Club
Nei giorni scorsi, dopo la divulgazione della notizia da parte della Questura di Cremona, si è aperto un acceso dibattito sull’incidente verificatosi all’interno del locale cremasco – episodio che rappresenta però solo una delle numerose motivazioni che hanno portato alla sospensione temporanea dell’attività.
Il principio di incendio, seppur prontamente domato e seguito da misure precauzionali adottate dai gestori, ha allarmato la cittadinanza per le similitudini con quanto accaduto nei giorni scorsi in un altro episodio tragico. Un evento che, pur essendo avvenuto precedentemente, ha inevitabilmente scosso gli animi e riportato alla mente un incidente finito in tragedia.
Le fontane pirotecniche utilizzate nel caso del Moma Club hanno provocato un principio di incendio, facendo divampare le fiamme su alcuni addobbi natalizi, poi rapidamente domate, riportando la situazione alla normalità. Episodio che ha poi portato alla luce – grazie ai controlli effettuati dalla Polizia di Stato con la collaborazione dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, dell’ATS Valpadana e dell’Ispettorato del Lavoro – numerose violazioni:
- mancata verifica dei documenti durante la somministrazione di alcolici e presenza di minori durante una serata riservata ai maggiorenni
- violazione delle norme antincendio e del Regolamento 852/04
- uscite di sicurezza ostruite o non manutenute
- documento di valutazione dei rischi non aggiornato
- numero insufficiente di addetti antincendio rispetto a quanto previsto
- lavoratori irregolari
- gestione non conforme del parcheggio
L’esposto alla Procura
Quanto accaduto, secondo la nota stampa del Codacons, conferma come il rischio di incendio fosse un elemento non del tutto inatteso, riconducibile a criticità gestionali che avrebbero richiesto maggiore attenzione.
“Un principio d’incendio in una discoteca non può mai essere considerato un fatto minore. Quando si utilizzano effetti pirotecnici in ambienti chiusi, con materiali non ignifughi e vie di fuga compromesse, si espone il pubblico a un pericolo gravissimo. Le norme sulla sicurezza servono proprio a prevenire tragedie, non a essere applicate solo dopo che qualcosa è andato storto”.
Il Codacons annuncia così la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo che vengano accertate “eventuali responsabilità penali in relazione alle gravi violazioni riscontrate, con particolare riferimento al rispetto delle norme in materia di prevenzione incendi e tutela dell’incolumità pubblica”.
Le dichiarazioni
A intervenire sulla vicenda è stato il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, che ha fortemente criticato l’utilizzo delle fontane pirotecniche, ringraziando il Questore di Cremona per il lavoro svolto.
“Voglio ringraziare la Questura di Cremona per il lavoro di coordinamento dell’attività di controllo svolta sulla discoteca Momà, che ha portato all’accertamento di irregolarità dal punto di vista della sicurezza, in particolare della normativa antincendio. All’operazione ha partecipato anche la Polizia Locale di Crema, condividendo l’impegno a garantire che il divertimento notturno delle ragazze e dei ragazzi cremaschi possa svolgersi nel quadro di piena sicurezza.
Le immagini del principio di incendio sviluppatosi nelle scorse settimane sul soffitto del locale a causa delle (inutili e stupide!) fontanelle pirotecniche fanno rabbrividire al pensiero di quanto accaduto a Crans-Montana. Bene che le autorità di pubblica sicurezza coordinino tale sforzo corale per assicurarsi che una serata festosa non si trasformi in una potenziale tragedia”.
Paola Pizzighini, consigliera regionale M5s Lombardia commenta la risposta della Giunta alla sua interrogazione sulla sicurezza nei locali di intrattenimento in Lombardia:
“Dire che ‘i controlli ci sono già’ non basta: se funzionassero davvero, non avremmo locali aperti per anni senza licenza di pubblico spettacolo, con vie di fuga inadeguate e centinaia di ragazzi stipati in spazi non idonei. Il caso di via Lecco a Milano, il Moma Club di Crema, il Juliette di Cremona, il Maine Club a Rogoredo, dimostrano che i controlli attuali sono frammentati, spesso reattivi e basati su un uso distorto della SCIA e dell’autocertificazione. Non è burocrazia: qui parliamo di piani di emergenza assenti, impianti non certificati, uscite di sicurezza insufficienti. Chi, invece, oggi investe in sicurezza è penalizzato dalla concorrenza sleale di chi aggira le regole. Da Regione vogliamo atti concreti, prima che sia troppo tardi. Serve un piano straordinario di controlli interforze (Prefetture, Comuni, ATS, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine) sui locali di intrattenimento, soprattutto quelli senza licenza di pubblico spettacolo; formazione obbligatoria sulla sicurezza per tutti i gestori di locali che organizzano serate danzanti, anche saltuarie; osservatorio regionale permanente sulla sicurezza nei locali, con categorie, tecnici e autorità competenti; fondi regionali di sostegno alle PMI del settore che vogliono mettersi in regola e ammodernare le strutture e campagne di sensibilizzazione rivolte soprattutto ai giovani sui rischi dei locali non in regola. Il M5S chiede atti concreti e straordinari, prima di una tragedia, non dopo”, conclude la 5 stelle Pizzighini.