La Polizia di Stato ha arrestato a Cremona un 63enne pakistano che deve scontare tre anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Era ricercato per aver tentato di introdurre in Italia due connazionali con documenti falsi nel 2011, sbarcando a Bari dalla Grecia.
Arrestato 63enne
La giustizia ha il passo lento, ma spesso inesorabile. Si è conclusa venerdì 24 aprile 2026 la latitanza di un cittadino pakistano di 63 anni, destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Bari. Il 63enne, che pensava forse di aver lasciato alle spalle i propri conti con la legge italiana, è stato individuato e prelevato dagli agenti della Squadra Mobile e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Cremona.
Favoreggiamento immigrazione clandestina
La vicenda affonda le radici in un episodio di cronaca di tredici anni fa. Era il 2011 quando l’uomo sbarcò nel porto di Bari al volante di un’auto appena uscita dalla pancia di un traghetto proveniente dalla Grecia. Quello che sembrava un normale controllo di frontiera si trasformò rapidamente in un’operazione di polizia: a bordo del veicolo, nascosti ma non troppo, viaggiavano altri due connazionali.
Il tentativo di passare inosservati fallì quando i passeggeri esibirono documenti che gli agenti dell’Ufficio di Frontiera Marittima identificarono immediatamente come contraffatti. Senza una giustificazione valida per la loro presenza sul mezzo, scattò l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La condanna
Dopo l’iter processuale, il tribunale di Bari ha confermato la colpevolezza del 63enne, condannandolo a una pena di 3 anni di reclusione. Tuttavia, nel frattempo si era reso irreperibile, spostandosi lontano dal luogo del reato.
La svolta è arrivata grazie al costante monitoraggio del territorio da parte della Polizia di Stato di Cremona. Incrociando i dati e seguendo alcune tracce della sua presenza in città, gli uomini della Squadra Mobile sono riusciti a localizzarlo. Una volta verificata l’identità e la pendenza dell’ordine di carcerazione, gli agenti hanno proceduto all’arresto.
L’epilogo giudiziario
Il 63enne è stato trasferito in carcere per l’espiazione della pena residua. L’operazione sottolinea l’importanza della cooperazione tra i diversi uffici della Polizia di Stato (Frontiera, Squadra Mobile e Immigrazione) e dimostra come i reati legati al traffico di esseri umani, anche a distanza di anni, rimangano una priorità nelle attività di controllo del territorio nazionale.