La denuncia dell'USPP

Degrado in Carcere a Cremona: posti di servizio fatiscenti, strumenti inadeguati e sovraffollamento

Nei giorni scorsi una delegazione dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria ha fatto visita alla Casa Circondariale di Cremona e ne ha redatto un report non certo edificante.

Degrado in Carcere a Cremona: posti di servizio fatiscenti, strumenti inadeguati e sovraffollamento
Cremona, 27 Ottobre 2020 ore 11:44

Carcere di Cremona: mancato rispetto delle normative di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, organizzazione del lavoro “disorganizzata” e nuovo padiglione non più “nuovo”. Nei giorni scorsi una delegazione dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (USPP) ha fatto visita alla Casa Circondariale di Cremona ed oggi è stato trasmesso un report completo a tutti i livelli  dell’Amministrazione Penitenziaria.

Degrado in Carcere e Cremona

La notizia sugli esiti della visita è lanciata da Sciaudone Daniele, Vice Segretario Provinciale dell’USPP: “troppo spesso il personale ci ha investiti sui problemi strutturali ed organizzativi del Carcere di Cremona. Ecco perché abbiamo deciso di dare un segnale di vicinanza al personale, da un lato, e di “controllo” e rivendicazione dall’altro. In effetti, le percezioni erano fedeli alla realtà: posti di servizio fatiscenti, strumenti inadeguati e insicurezza dei luoghi di lavoro sono le caratteristiche che abbiamo rilevato all’interno della maggior parte degli ambienti visitati. Segnalati anche seri problemi di organizzazione del lavoro e forti criticità sulla gestione dei detenuti, in sovraffollamento ed eccessiva percentuale di extracomunitari. Visti i fatti dello scorso mese di marzo e tenuto conto stiamo ancora entrando in una fase critica dell’emergenza pandemica, abbiamo chiesto alla Direzione di istituire un tavolo di lavoro utile prevenire situazioni di criticità”

Nel dettaglio ci entra il Segretario Regionale dell’USSP, Gian Luigi Madonia, presente al sopralluogo: “La prima cosa che vorrei evidenziare è la fatiscenza di moltissimi posti di servizio. Ambienti in cui, probabilmente, il D.Lgs.81/08 non sembra essere una Legge dello Stato. Se consideriamo che trattasi di strutture dello Stato, il paradosso è bello e fatto. Infiltrazioni, climatizzazioni inesistenti, locali angusti e privi di adeguate dotazioni, rendono il lavoro dei Poliziotti penitenziari molto esposto a rischio. A titolo di esempio, non è pensabile che nel 2020 ci siano ancora strutture, pubbliche peraltro, prive di bande antiscivolo sulle scale o che non riescono a garantire idoneo microclima ai lavoratori”.

Prosegue il segretario regionale dell’USPP: “Grazie al confronto con il personale, abbiamo segnalato anche seri problemi organizzativi e, soprattutto, di gestione del personale, problemi rispetto ai quali abbiamo subito chiesto urgenti e concreti interventi correttivi. Direzione e Comando hanno dimostrato accoglienza e disponibilità nel corso della visita. L’auspicio è che dimostrino anche sensibilità e concretezza sui temi che interessano direttamente la vita lavorativa del personale all’interno della struttura, oltre che massima celerità nel calendarizzare una serie di interventi di risanamento e adeguamento a norma dei posti più “critici”.

Chiude con il nuovo padiglione, Madonia: “Capitolo a parte merita, la grave condizione del nuovo padiglione che, come abbiamo scritto in relazione, non può più definirsi nuovo. Decine e decine di milioni di euro spesi dallo Stato per vedere, dopo solo alcuni anni, che i sistemi sono già in tilt, le automazioni sono ormai un lontano ricordo e tutto sembra essersi fermato nel tempo. Ovvero, all’alba del 3° millennio, gli agenti di Polizia Penitenziaria, tornati ad andare su e giù con le chiavi in mano, con carichi di lavoro ed organici, in realtà, concepiti per i nuovi modelli di vigilanza. Insomma, oltre al danno dello spreco di denaro pubblico, la beffa di trovarsi un carico di lavoro eccessivo, che è la netta conseguenza degli sperperi e degli errori commessi in materia di edilizia penitenziaria”.

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