CRONACA

Chiudeva gli studenti in uno stanzino: bidella condannata a 3 anni per violenza sessuale

Il Tribunale di Cremona dispone anche l’interdizione dai pubblici uffici e dalle scuole

Chiudeva gli studenti in uno stanzino: bidella condannata a 3 anni per violenza sessuale

Si è conclusa con la sua condanna a 3 anni, nonostante i 4 richiesti dal Pubblico Ministero, la sentenza pronunciata ieri – martedì 10 febbraio 2026 – nel Tribunale di Cremona nei confronti della collaboratrice scolastica che venne accusata di violenza sessuale aggravata su un minore di 16 anni.

Violenza sessuale fra le mura di scuola

I fatti risalgono all’anno scolastico 2022/2023, quando la collaboratrice scolastica iniziò ad avvicinarsi al giovane studente fino a condurlo all’interno di uno stanzino riservato al personale, tentando in ogni modo di abbracciarlo e baciarlo.

Una professoressa, insospettita dalle insistenze della collaboratrice scolastica – che non voleva far uscire l’alunno dallo stanzino – diede l’allarme all’interno dell’istituto, facendo circolare la notizia e chiedendo chiarimenti. Da allora per la vittima iniziò un travaglio silenzioso, che portò a un cambiamento evidente nel comportamento e nel rendimento scolastico: da studente modello con voti eccellenti a ragazzo distratto e disinteressato.

La confessione del giovane, rivolta a un professore, durante la quale affermò di essere perseguitato dalla collaboratrice scolastica, fece emergere un quadro più ampio, collegandosi inaspettatamente a vicende simili che avevano coinvolto un altro studente, anch’egli destinatario delle attenzioni della donna.

Il tutto è stato confermato anche da un docente ascoltato in aula il 20 ottobre 2025, il quale ha riferito dell’esistenza di messaggi inviati dalla donna ai giovani studenti: chat in cui chiedeva loro cosa stessero facendo e in cui affermava, ad esempio, di essere appena uscita dalla doccia.

La sentenza al Tribunale di Cremona

L’imputata, considerata dal suo avvocato Consuelo Beber come una donna con fragilità emotive, è stata quindi condannata a 3 anni ed è stata interdetta dai pubblici uffici per cinque anni e, in via permanente, dal frequentare scuole di ogni ordine e grado frequentate prevalentemente da minori.

Quella stabilita ieri per la madre del ragazzo – costituitasi parte civile nel processo e assistita dall’avvocato Cedrik Pasetti di Mantova – è stata una decisione ritenuta soddisfacente. La donna aveva notato le difficoltà del figlio già nel gennaio 2023, partecipando poi al colloquio con la preside dell’istituto.

Da allora aveva portato avanti con determinazione il suo obiettivo: ottenere l’allontanamento dell’insegnante dagli alunni e impedirle di lavorare in scuole frequentate da minori. La sentenza di ieri rappresenta quindi, per lei, un risultato importante.