La Video Game Therapy è attiva presso l’ASST di Cremona e coinvolge adolescenti e giovani adulti seguiti dai servizi territoriali: Centro Psico Sociale, SerD, Ambulatorio per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione e Neuropsichiatria Infantile.
L’inserimento nel percorso avviene solo su indicazione dello specialista, dopo aver valutato compatibilità terapeutica e interesse del paziente.
Configurazione del setting e ruolo della relazione
Per applicare il protocollo è stata predisposta una postazione dedicata in via San Sebastiano, dotata di monitor da 50 pollici, Nintendo Switch e sedute specifiche per paziente e operatore. Tiziana Manigrasso, psicoterapeuta del SerD e referente del progetto, spiega:
“Il professionista è sempre presente durante la seduta. Il paziente non viene mai lasciato solo. Il videogioco è uno strumento, ma la relazione resta centrale”.
Attualmente circa dieci utenti seguono il trattamento, con riscontri positivi.

Selezione dei titoli e analisi del comportamento
Il percorso consente di lavorare su autostima, problem solving e gestione delle criticità. L’approccio non utilizza software clinici, ma videogiochi commerciali, spesso già conosciuti dai ragazzi.
“Il terapeuta seleziona il videogioco in base ai temi o alle difficoltà da affrontare, ricorrendo spesso a titoli familiari. L’attenzione è rivolta a come la persona interagisce con il gioco, alle emozioni che emergono e alle strategie adottate”. chiarisce Manigrasso.
“Ricordo un paziente che faticava molto a gestire rabbia e frustrazione – racconta Manigrasso –. Abbiamo scelto un videogioco che lo metteva di fronte a situazioni stressanti, con la possibilità di vincere o perdere. Ogni partita diventava un’occasione per osservare insieme le sue reazioni, riconoscere le emozioni e sperimentare risposte diverse. Ogni nuova partita è una nuova possibilità di cambiamento”.

Contrasto al disagio giovanile e prospettive future
Nei prossimi mesi l’offerta sarà ampliata con l’introduzione della realtà virtuale per tecniche di rilassamento. L’iniziativa risponde alla crescente necessità di strumenti capaci di intercettare il disagio psichico giovanile, in forte aumento. Roberto Poli, direttore del Dipartimento di Salute Mentale, sottolinea:
“Abbiamo osservato che, soprattutto nei più giovani, questo strumento aumenta la motivazione a proseguire il percorso terapeutico. Per molti di loro è più facile tornare a una seduta che prevede anche il gioco. È importante utilizzare tutti i mezzi oggi a disposizione per affrontare quella che possiamo definire una vera emergenza adolescenziale, caratterizzata da un aumento significativo dei disturbi psichici, comportamentali e delle dipendenze”.

Fondamenti metodologici e formazione del personale
Il metodo si ispira all’esperienza di Francesco Bocci, ideatore dell’approccio. Secondo lo specialista:
“Giocare è una cosa seria e può diventare una risorsa importante nella salute mentale. L’esperienza videoludica crea un terreno di incontro tra terapeuta e paziente, favorendo l’espressione delle emozioni in un contesto non giudicante”.
Ad oggi otto operatori – psicologi, educatori e tecnici della riabilitazione – hanno completato la formazione specifica. Un secondo gruppo inizierà a breve lo stesso percorso.