La Scuola in Ospedale della Pediatria di Cremona ha concluso il secondo anno di attività didattica. Il servizio, nato dalla collaborazione tra l’ASST di Cremona e l’Istituto Comprensivo Cremona Quattro, si svolge all’interno di una struttura in vetro situata nel corridoio del reparto. L’iniziativa, supportata da Regione Lombardia, dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Cremona e dall’ATS Val Padana, garantisce la continuità educativa ai minorenni degenti, personalizzando le lezioni in base all’età e alle condizioni cliniche dei singoli individui.
Niam, un tredicenne che ha frequentato l’aula durante il ricovero, descrive così l’esperienza:
“Ogni mattina aspettavo con ansia che aprisse. Non mi aspettavo di trovare una scuola così organizzata e piena di materiali per disegnare e colorare”.
Integrazione tra diverse fasce d’età e sostegno del territorio
Il secondo anno di attività ha registrato un incremento della partecipazione dei pazienti in età adolescenziale, i quali hanno condiviso lo spazio e le attività con i bambini più piccoli.
Il direttore della Pediatria Aziendale dell’ASST di Cremona, Claudio Cavalli, illustra lo sviluppo del progetto:
“L’impressione è che questo secondo anno abbia visto una partecipazione ancora maggiore dei ragazzi più grandi, che si sono relazionati con i bambini più piccoli creando una bella congiunzione intergenerazionale”.

Il primario sottolinea inoltre il ruolo della coordinatrice Daniela Andrico, dell’équipe medica e infermieristica e il supporto ricevuto dalla comunità locale:
“Tante associazioni hanno sostenuto la scuola con materiali, attività e donazioni. Rispetto al primo anno, oggi c’è una maggiore consapevolezza del valore di questa esperienza e una concreta volontà di sostenerla”.
Metodologia didattica e centralità della relazione
Il lavoro quotidiano comincia nelle stanze di degenza, dove l’insegnante raccoglie le informazioni cliniche dal personale sanitario e stabilisce il contatto con i ricoverati per programmare le attività giornaliere.
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L’insegnante Teresa Spezia spiega l’approccio educativo adottato nel reparto:
“L’importante è entrare in relazione con loro. Ogni ragazzo è diverso. A volte basta un libro, altre volte un gioco, un messaggio in codice o un’attività costruita partendo dai suoi interessi. L’obiettivo è creare un contatto, far capire che la scuola è uno spazio aperto e accogliente”.
La docente aggiunge considerazioni sulla flessibilità necessaria in questo contesto:
“Sono contentissima della scelta di insegnare qui. I ragazzi cambiano continuamente e spesso sono proprio loro a suggerire nuove idee e nuovi percorsi. Ogni giorno è diverso dal precedente e questo rende il lavoro estremamente interessante”.

Laboratori espressivi e testimonianze dei giovani degenti
L’offerta formativa ha compreso laboratori di lettura, scrittura, giornalismo, cinema, musica e danza. Tra i prodotti realizzati figurano il giornale di reparto “Ragazzi Curiosi” e il “Libro delle Emozioni”, che raccoglie gli elaborati grafici e testuali dei partecipanti. I progetti musicali hanno visto il coinvolgimento di professionisti esterni per lezioni di alfabetizzazione musicale.
Claudio Cavalli evidenzia l’impatto di queste discipline:
“Un grande applauso va alla maestra, che ha saputo portare la cultura musicale all’interno del reparto. Periodicamente musicisti e insegnanti di danza hanno coinvolto i ragazzi in attività di alfabetizzazione musicale. Camminando lungo il reparto, spesso si sentivano risuonare delle note”.
L’efficacia del servizio trova riscontro nelle parole degli stessi studenti della sezione ospedaliera. Alex, un alunno di 11 anni, riferisce:
“La scuola in ospedale è un luogo piacevole, perché faccio cose interessanti grazie a una maestra tutta per me. È un posto in cui mi sento al sicuro”.
Gianluca, un sedicenne che ha usufruito delle lezioni durante il periodo di degenza, conclude:
“L’ospedale è stato una gabbia che grazie alle attività della scuola mi ha fatto dimenticare di essere lì. Non mi aspettavo così tanta empatia e persone capaci di rendere le giornate più leggere”.