AMBIENTE E SALUTE

Report “Padania Avvelenata”: Cremona maglia nera per emissioni zootecniche

La nostra provincia è tra i principali "hot spot" europei per inquinamento da ammoniaca e gas serra, con impatti critici sulla salute e sull'aria

Report “Padania Avvelenata”: Cremona maglia nera per emissioni zootecniche

Il report di Greenpeace “Padania Avvelenata” rivela che Cremona è tra le province più inquinate della Pianura Padana, contribuendo da sola a circa il 12% delle emissioni di ammoniaca e al 13% di gas serra dell’intera regione. La massiccia densità di allevamenti intensivi, specialmente bovini, mantiene la qualità dell’aria a livelli critici per la salute umana e l’ambiente.

Report “Padania Avvelenata”

L’aria della Pianura Padana si conferma tra le peggiori d’Europa e il settore zootecnico gioca un ruolo da protagonista in questo scenario critico. Secondo l’ultimo report di Greenpeace Italia, “Padania Avvelenata”, la provincia di Cremona si posiziona ai vertici della classifica per emissioni di inquinanti atmosferici derivanti dagli allevamenti intensivi, superata solo dalla vicina Brescia.

Un polo emissivo tra i più critici d’Italia

I numeri elaborati dalle ricercatrici dell’Università di Siena non lasciano spazio a interpretazioni: la provincia di Cremona è responsabile dell’11,9% delle emissioni totali di ammoniaca dell’intera eco regione padana, con 19,3 migliaia di tonnellate immesse nell’atmosfera ogni anno. Non va meglio sul fronte dei cambiamenti climatici: con 1.654,8 migliaia di tonnellate di CO2 equivalente, Cremona genera il 13% dei gas serra legati alla zootecnia nell’area, confermando la sua posizione di “hot spot” ambientale.

La pressione degli allevamenti

A determinare questi dati è una concentrazione massiccia di animali: sul solo territorio cremonese si contano oltre 4,6 milioni di capi allevati. A livello regionale, i bovini rappresentano la categoria più impattante, essendo responsabili dell’84% dei gas serra e del 65% dell’ammoniaca in tutta la Pianura Padana. Paradossalmente, nonostante l’alto impatto, i bovini restano esclusi dagli obblighi della Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED), una lacuna normativa che Greenpeace definisce “rilevante”.

L’ammoniaca “assedia” le città

Il report evidenzia un fenomeno preoccupante per i centri urbani. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fonte principale di ammoniaca nelle città padane non è il traffico, ma l’attività agricola circostante. Nelle aree urbane vicine a zone agricole intensive, come accade nel bacino padano, le concentrazioni di ammoniaca sono 3-4 volte superiori rispetto a città come Londra o Barcellona.

L’ammoniaca, reagendo con altri inquinanti, forma il particolato fine secondario (PM 2.5), capace di penetrare in profondità nei polmoni. Nel 2023, l’Italia ha registrato il triste primato europeo per decessi legati al particolato fine, con oltre 43mila vittime.

Scendendo nel dettaglio comunale, la pressione ambientale si concentra in aree specifiche. Nella top 10 dei comuni padani per emissioni, figurano centri come Goito e Gonzaga (nella vicina area mantovana), ma la dinamica colpisce duramente tutto l’asse cremonese-bresciano. Comuni come Montichiari e Calvisano, al confine con il territorio cremonese, mostrano come l’altissima densità di animali in spazi ridotti comprometta non solo l’aria, ma anche la qualità del suolo e dell’acqua a causa dell’eccesso di nitrati.

La richiesta di un cambio di rotta

“I risultati evidenziano come il settore zootecnico continui a esercitare una pressione ambientale significativa, senza segnali di riduzione sostanziale tra il 2017 e il 2023″, dichiarano le ricercatrici Valentina Niccolucci e Michela Marchi.

Di fronte a questa stasi, Greenpeace ha depositato una proposta di legge alla Camera dei Deputati per riconvertire il sistema degli allevamenti intensivi, chiedendo di fermare l’ulteriore espansione e di integrare i dati sulle emissioni nei processi decisionali per la tutela della salute pubblica.