OMICIDIO A CREMA

Omicidio di Crema: la politica chiede più sicurezza dopo la morte del 19enne

Secondo delitto in pochi mesi: il sindaco e i rappresentanti politici invocano maggiori risorse, più presidi e una risposta decisa dello Stato contro la violenza giovanile

Omicidio di Crema: la politica chiede più sicurezza dopo la morte del 19enne

Quanto accaduto nella tarda serata di sabato 11 luglio 2026 ha scosso l’intera comunità cremonese, portando a far riflettere non solo i cittadini ma anche il sindaco e alcuni esponenti politici che si sono espressi sulla vicenda mostrando la propria vicinanza alla famiglia del 19enne ma sottolineando l’importanza del tema sicurezza.

Omicidio a Crema

Si tratta del secondo omicidio avvenuto a Crema nel giro di pochi mesi, Youssef Rama Abdelaziz – 19 anni, di origine egiziana e residente a Crema, brutalmente accoltellato – è infatti la seconda vittima di un’aggressione violenta che gli ha tolto la vita.

Prima di lui Hamza Salama, 20enne di nazionalità egiziana, ucciso a colpi di sprangate e coltellate in via Brescia, nel quartiere di San Bernardino a Crema, nella serata di Pasquetta, lunedì 6 aprile 2026, dopo la lite nata nei pressi del Parco Margherita Hack.

Soccorso e trasportato con l’elisoccorso, decollato da Montichiari e atterrato al Maggiore, si è poi spento rendendo vano ogni tentativo di salvargli la vita.

Hamza Salama

Le parole del sindaco

A prendere parola su quanto accaduto è il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, il quale ha espresso innanzitutto rispetto per la vittima e la famiglia, concentrandosi poi sulla crescente preoccupazione dei cittadini per la sicurezza.

Ribadendo la richiesta già avanzata al Governo di maggiori risorse e presidi delle forze dell’ordine, evidenziando come gli episodi di violenza giovanile richiedano una risposta decisa dello Stato, il primo cittadino ha chiesto maggiore presenza sul territorio, più strumenti investigativi e preventivi.

Ha poi annunciato il potenziamento della videosorveglianza e delle attività educative sul territorio, affermando che la comunità non può accettare che la delinquenza giovanile diventi una nuova normalità.

Fabio Bergamaschi, sindaco di Crema

“Un altro accoltellamento, un’altra giovane vittima. Di fronte a una tragedia come questa il primo dovere è quello del rispetto per la vittima, per la sua famiglia e per il lavoro degli investigatori. Ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo e fingere che la sicurezza non sia una preoccupazione reale dei cittadini. Anzi, che non sia un problema reale: lo è e va affrontato con grande decisione dallo Stato. Ne sono convinto da sempre: la sicurezza è un bene comune. Rende possibile la serenità e la stessa coesione sociale. E’ un patrimonio di tutti, anche e soprattutto dei più fragili. Certamente per tutte le persone perbene, quale che sia la loro provenienza e il loro contesto sociale di riferimento: sono la grandissima maggioranza e non vogliono e non possono sentirsi ostaggio di giovani e giovanissimi delinquenti che usano il coltello con una disinvoltura agghiacciante. Non vogliono che accada nelle metropoli e a maggior ragione che accada nelle piccole città di provincia, la cui vivibilità è un elemento da custodire in modo ancor più geloso. A Crema abbiamo affrontato il tema della sicurezza sempre con spirito unitario: all’unanimità, sinistra, destra o centro che sia, abbiamo votato tanto il Patto per la Sicurezza che il Regolamento di Polizia Urbana.

Significa che, al di là della reciproca caricatura che la politica oggi induce a fare per ragioni di consenso (una dinamica stupida e improduttiva per il Paese), c’è una serietà tra i rappresentanti politici e civici locali che si svolge nelle stanza istituzionali, a dispetto di ciò che capita talvolta sulle pagine dei giornali. Con quella stessa serietà, con quello stesso spirito, in qualità di Sindaco di Crema sento di dover esprimere nuovamente, ancora più chiaramente, tutta la preoccupazione che la nostra comunità nutre rispetto all’esplosione di questi fenomeni. Da molto tempo il Comune di Crema, nelle sedi istituzionali competenti, ha rappresentato con chiarezza la necessità di rafforzare il presidio del territorio e le capacità investigative delle forze dell’ordine, chiedendo maggiore attenzione per Crema e per il Cremasco, specialmente in determinati luoghi (più o meno sempre gli stessi ed esattamente quelli, guarda caso, in cui sono avvenuti i vari episodi).

E’ un tema che abbiamo posto con continuità. Oggi lo ribadiamo, con ancora più forza, avvertendo ancor di più l’urgenza che questi episodi, sempre legati ai giovani, sempre legati a determinati contesti sociali, vengano affrontati in modo risoluto dallo Stato. Serve più Stato sul territorio. Più Stato nella comunità. Per questo ribadiamo la necessità di un incremento delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine, una richiesta che avevo già formalmente indirizzato al Governo, al Ministero degli Interni, negli scorsi mesi. Proprio in questi giorni anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha evidenziato come l’assegnazione di circa 180 nuovi agenti alla Lombardia sia largamente insufficiente rispetto al peso demografico ed economico della nostra regione, parlando di una distribuzione che non risponde alle reali esigenze del territorio.

Servono più uomini, più presidi e strumenti adeguati per garantire la sicurezza ai cittadini. Strumenti repressivi, strumenti di indagine, ma anche strumenti preventivi, sociali ed educativi. In questo senso a Crema stiamo estendendo la rete di videosorveglianza e la Polizia Locale è sempre più una forza in sostegno delle altre Forze dell’Ordine (anche stanotte, sulla rissa iniziale, è stata la prima ad intervenire).

Dall’altro lato l’attività di educativa di strada recentemente messa in campo porterà i suoi benefici. Ma bisogna avere il coraggio di pensare e ripensare in profondità ogni strumento. E di farlo insieme, nella pluralità degli sguardi del sociale, della formazione, dell’ordine pubblico. Spesso anche della sanità. Tutti settori del “pubblico” che faticano ad interagire e che, quando lo fanno, spesso si limitano alle formalità, legati da una burocrazia che ne depotenzia il contributo, dettando rigidamente i confini delle competenze e dei poteri, mentre i problemi continuano a stare lì, in mezzo alla gente. Non possiamo accettare che la delinquenza giovanile diventi una nuova normalità. Non possiamo accettare come normale il giovane sangue riverso sull’asfalto. A Crema e ovunque.”

Il commento di Piloni

A prendere parola dopo la dichiarazione del sindaco Bergamaschi è Matteo Piloni, consigliere regionale del Partito Democratico, che ricollegandosi alle dichiarazioni rilasciate pubblicamente dal primo cittadino, afferma che sarebbe un grave errore pensare che si tratti di un caso isolato.

“Quanto accaduto nella notte a Crema, con l’uccisione di un ragazzo di soli 19 anni, è un fatto terribile. Esprimo la mia più sincera vicinanza alla famiglia della vittima e il pieno sostegno al lavoro delle forze dell’ordine affinché il responsabile venga individuato al più presto.

Condivido e sottoscrivo le parole del sindaco Fabio Bergamaschi – ribadisce Piloni -. Sarebbe infatti un errore liquidare quanto accaduto come un fatto isolato, la sicurezza è una preoccupazione reale dei cittadini e va affrontata senza strumentalizzazioni. Da tempo il Comune di Crema chiede un rafforzamento della presenza dello Stato sul territorio, con più personale e maggiori capacità investigative. Solo ieri sottolineavo come l’annuncio del Governo di destinare solo 189 agenti di polizia in Lombardia fosse del tutto sproporzionato e insufficiente rispetto alle necessità di sicurezza delle nostre città e dei nostri territori – sottolinea Piloni –.

Matteo Piloni

Una valutazione condivisa anche dal presidente Attilio Fontana, che ha definito insufficiente il contingente assegnato alla Lombardia. Ma non ci si può limitare alle dichiarazioni. Aumentare l’organico delle forze dell’ordine nei nostri territori è una necessità: pretendiamo dal Governo una risposta! La sicurezza non è né di sinistra né di destra – prosegue il consigliere dem -. Ci sono però risposte di destra e di sinistra. È tempo che si diano risposte alle esigenze di organico delle nostre forze dell’ordine. Anche a Crema. L’amministrazione comunale ha investito e continua a investire nella videosorveglianza, portando le telecamere presenti in città da poco più di 30 nel 2015 a circa un centinaio oggi, e ha realizzato il sistema dei varchi elettronici in collaborazione con le forze dell’ordine.

Allo stesso tempo serve lavorare sulla prevenzione, come si sta facendo insieme a tante realtà del territorio e con il progetto di educativa di strada. Questo è ciò che può fare e fa l’amministrazione comunale. Lo Stato, che ha la competenza in materia di sicurezza attraverso il suo Governo, deve garantire la presenza e la funzionalità delle forze dell’ordine attraverso il necessario organico. A Crema, come in altre realtà, servono più agenti. Pretendiamo dal Governo che dia una risposta in questa direzione.”

Le parole di Bergamaschini

Sul tema sicurezza, condividendo il cordoglio per il tragico accaduto, si concentra anche Andrea Bergamaschini, della Lega:

“Esprimo il più sincero cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia e agli amici del giovane che ha perso la vita nella tragica aggressione avvenuta questa notte a Crema. È il momento del rispetto e del dolore, con piena fiducia nel lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto. Proprio per il rispetto dovuto alla vittima e alla sua famiglia, non possiamo però fingere che quanto successo sia un episodio isolato.

Negli ultimi mesi Crema è stata teatro di fatti gravissimi: le violenze avvenute in piazza Di Rauso, il drammatico omicidio di San Bernardino e ora questo nuovo fatto di sangue che sconvolge l’intera comunità. Episodi diversi tra loro, sui quali saranno le autorità competenti ad accertare ogni responsabilità, ma che impongono una riflessione seria sul clima di sicurezza che si vive in città. Per troppo tempo il centrosinistra ha liquidato le preoccupazioni dei cittadini parlando di “percezione di insicurezza”. Oggi è evidente che il problema non può più essere ridotto a una semplice percezione. I cremaschi chiedono di poter vivere la propria città in serenità e hanno diritto a risposte concrete, non a minimizzazioni o slogan.

Andrea Bergamaschini

Il rispetto della legalità e la tutela del decoro pubblico non sono opzioni, ma presupposti essenziali per la convivenza civile. L’inadeguatezza delle risposte fornite finora di fronte a fenomeni di marginalità non è più tollerabile e richiede un’assunzione di responsabilità istituzionale volta a ripristinare la piena applicazione delle regole. A fronte dell’evidente fallimento delle politiche di integrazione da quella parte politica che oggi governa la città, è doveroso un cambio di rotta che ripristini, senza ambiguità, il primato delle regole e la sicurezza dell’intera comunità.

Non si tratta di alimentare divisioni o di cercare facili colpevoli, ma di prendere atto che alcune scelte politiche si sono dimostrate insufficienti. Continuare a negare il problema o minimizzarlo significa fare un torto ai cittadini e a una città che merita di tornare a sentirsi sicura. Questa tragedia deve rappresentare un momento di riflessione profonda per tutta la comunità e per chi, in questi anni, ha governato la città.”