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Cremona si riprende la sua storia: l’ex Fornace Frazzi rinasce come polo culturale

Inaugurato il Forno grande nel quartiere Po: un investimento da due milioni di euro tra fondi PNRR e Comune trasforma l'archeologia industriale in un moderno spazio per la comunità

Cremona si riprende la sua storia: l’ex Fornace Frazzi rinasce come polo culturale

Il Forno grande dell’ex area Frazzi a Cremona è stato riqualificato con oltre due milioni di euro (fondi PNRR e comunali), rinascendo come polo culturale e aggregativo per la comunità. L’inaugurazione segna il riscatto di uno storico simbolo dell’archeologia industriale cittadina, oggi restituito alla fruizione pubblica con spazi espositivi e aree verdi.

L’ex Fornace Frazzi rinasce come polo culturale

Dove per un secolo hanno pulsato il calore del fuoco e il lavoro della terra, oggi si respira cultura, arte e coesione sociale. Simbolo indiscusso della Cremona operaia ed economica tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, il Forno grande dell’area Frazzi nel quartiere Po si è ufficialmente riappropriato del proprio destino. Terminati i complessi interventi di riqualificazione edilizia e restauro conservativo, la struttura è stata restituita alla cittadinanza, trasformandosi da archeologia industriale in disuso a un moderno polo aggregativo e culturale. Un riscatto urbano reso possibile grazie a una lungimirante sinergia economica tra i fondi del PNRR e gli investimenti diretti del Comune.

Il taglio del nastro

L’inaugurazione ufficiale è avvenuta alla presenza del Sindaco Andrea Virgilio, dell’Assessore alle Opere Pubbliche Paolo Carletti e dell’Assessore al Turismo e all’Associazionismo Luca Burgazzi. Subito dopo il tradizionale taglio del nastro, le autorità e i cittadini hanno potuto esplorare in anteprima i nuovi spazi interni.

Le gallerie storiche sono già state animate dalla cultura ospitando la mostra “Oltre i confini Archi e Varchi”: non una semplice esposizione, ma un percorso inclusivo che fa parte del Circuito OFF di Cremona Contemporanea, nato dal dialogo tra gli artisti dell’Associazione Artisti Cremonesi e l’Atelier “La Manica Lunga” della Fondazione Sospiro. La rinascita dell’area sarà graduale: per l’estate è già prevista l’inaugurazione del Forno piccolo, destinato a diventare la sede ufficiale del Laboratorio del Cotto.

Il progetto architettonico

Inizialmente inserito nel bando ministeriale PINQuA (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) e successivamente confluito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’intervento ha ridisegnato una superficie costruita complessiva di 2.190 metri quadrati, disposti su due piani fuori terra. Esternamente, l’area vanta 1.410 metri quadrati di spazio verde, arricchiti da aiuole e percorsi ciclo-pedonali che si collegano direttamente al vicino parco Ugo Tognazzi, creando un asse pedonale strategico tra via della Ceramica e il vialetto Sandro Talamazzini.

Dal punto di vista funzionale, la vecchia galleria di cottura della storica fornace Hoffman è diventata uno spazioso ambiente espositivo. Accanto alla ciminiera, un corpo a due piani ospita ora una scala metallica e una piattaforma elevatrice (castello di risalita) che conduce alla spettacolare “terrazza della lettura”, ricavata al primo piano proprio sopra la galleria di cottura. Nella zona porticata situata sul lato est del fabbricato, invece, sono stati predisposti locali per accogliere le associazioni del territorio e attività di ristoro.

Scorcio della terrazza

I lavori hanno richiesto un restauro conservativo profondo, abbinato a un miglioramento sismico ottenuto con telai metallici di sostegno interni. L’opera è costata complessivamente € 2.071.570,26, di cui € 1.080.773,60 finanziati dal PNRR (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), € 216.154,72 dal Fondo Opere Indifferibili del MEF e € 774.641,94 stanziati direttamente dalle casse del Comune di Cremona.

Castello di risalita

La soddisfazione dell’amministrazione comunale è evidente nelle parole dei protagonisti, che sottolineano il passaggio cruciale dal concetto di semplice “recupero murario” a quello di “rigenerazione viva”.

Il sindaco Andrea Virgilio ha dichiarato:

“Con l’inaugurazione del Forno grande restituiamo alla città un simbolo importante della sua storia industriale, che torna a vivere dopo anni di inutilizzo. Non si tratta soltanto di uno spazio recuperato, ma di un luogo pensato per essere vissuto, frequentato e attraversato dalla comunità, perché gli spazi pubblici non devono restare meri contenitori ma essere riempiti di vita, cultura, relazioni e opportunità. Questo intervento rappresenta dunque un esempio concreto di rigenerazione urbana: recuperiamo un patrimonio identitario della città e lo trasformiamo in un nuovo spazio culturale e aggregativo a disposizione del quartiere e di tutta la città. È stato un percorso complesso, che ha richiesto tempo, lavoro e visione, ma che oggi ci permette di riconsegnare ai cittadini un luogo capace di unire memoria e futuro. Un ringraziamento speciale va al direttore del Settore Programmazione, Progettazione, Esecuzione e Manutenzione Giovanni Donadio e a tutti gli uffici comunali che hanno seguito il progetto con impegno costante. Dietro a risultati come questo c’è un lavoro quotidiano spesso invisibile, ma fondamentale per trasformare in realtà i percorsi”.

L’assessore alle Opere Pubbliche Paolo Carletti ha evidenziato come questo sia solo l’inizio di una rincorsa virtuosa:

“L’inaugurazione del Forno grande è il primo step cui seguiranno, a breve, le inaugurazioni del comparto residenziale di via Vecchia e quella del Forno piccolo. In questo modo la zona ha acquisito un volto nuovo che viene per la prima volta reso accessibile ai cremonesi. Un motivo di orgoglio non da poco per tutta l’amministrazione”.

Infine, l’assessore al Turismo e Associazionismo Luca Burgazzi ha posto l’accento sulla ricaduta sociale del piano:

“Restituire alla città un luogo così denso di memoria significa non solo onorare il nostro passato industriale, ma soprattutto investire nel futuro della nostra comunità. Il Forno grande dell’area Frazzi diventa da oggi un nuovo cuore pulsante per Cremona e, in particolare, per il quartiere Po. Abbiamo fortemente voluto che questa rigenerazione urbana si traducesse in una vera e propria rigenerazione sociale: l’associazionismo locale e i nostri giovani avranno finalmente a disposizione nuovi ambienti dove incontrarsi, esprimersi e fare rete. Unendo il fascino storico della fornace Hoffman a nuove funzioni pubbliche e aggregative, come gli spazi espositivi, le aree destinate alle associazioni e la suggestiva terrazza della lettura, andiamo a creare un polo attrattivo inedito che arricchirà enormemente la nostra offerta culturale e turistica”.

Le radici storiche

Per capire il valore dell’inaugurazione odierna occorre riavvolgere il nastro del tempo. Nel 1750 l’area fuori Porta Po, a ovest del torrente Morbasco, costituiva il naturale alveo del fiume Po, spostatosi poi nel tempo verso la sponda piacentina. Nel 1855 quel terreno fu acquistato da Andrea Frazzi, che nel 1863 vi edificò il primo forno per laterizi, dando il via a una dinastia industriale interrottasi solo nel gennaio del 1967. L’industria ceramica cremonese trovò qui terreno fertile grazie all’abbondanza di argilla e alla presenza di manodopera locale, che alternava i turni in officina al lavoro nei campi.

Nel 1874, cavalcando l’esigenza di innovazione tecnologica, Frazzi acquistò ulteriori lotti vicino a viale Po per espandere lo stabilimento. Attorno alla prima fornace sorsero uffici direzionali, tettoie per la stagionatura dell’argilla, stalle, fienili e caseggiati abitativi. Nello stesso anno venne eretta la seconda fornace, incrementando la produzione che, dal 1896, virò strategicamente dai mattoni pieni ai più moderni mattoni forati. Nel 1899 nacque il terzo forno.

Insieme alle concorrenti ditte Ferrari e Lucchini, la Frazzi raccolse l’eredità di una tradizione manifatturiera locale risalente all’epoca romana, portando il nome di Cremona sui mercati internazionali con esportazioni dirette in Belgio, Olanda, Germania e persino in Argentina.

Il declino cominciò a farsi sentire dopo la crisi globale del 1929. Nel secondo dopoguerra, il tentativo di rilanciare l’azienda con un modernissimo terzo forno “a tunnel” fallì a causa di insormontabili difetti di cottura riscontrati nei materiali. Il 9 gennaio 1967 la ditta chiuse definitivamente i battenti.

Il piano regolatore “Dodi” del 1965 ne ipotizzò inizialmente una riconversione residenziale, ma seguirono quasi vent’anni di totale abbandono e pesante degrado. La svolta verso l’uso pubblico arrivò nei primi anni Ottanta con il Piano di inquadramento operativo (1982) e il successivo Piano Particolareggiato del 1985. All’epoca l’area era della società Padania, che propose una piastra commerciale sacrificando parte del “forno piccolo” ma salvando la ciminiera della più antica fornace Hoffmann e alcuni elementi strutturali a futura memoria.

Nel 1987, tramite una convenzione urbanistica, gli immobili vennero ceduti definitivamente al Comune di Cremona. Da allora l’amministrazione ha avviato lenti ma costanti interventi di messa in sicurezza – tra cui le fondamentali cerchiature metalliche per consolidare la ciminiera negli ultimi vent’anni – resi necessari anche dalla vicinanza dell’area a un impianto cinematografico. Oggi, con il completamento del Forno grande, quella lunga stagione di transizione e abbandono è ufficialmente conclusa.