Moria di api nella Bassa: mistero su 5 milioni di insetti impollinatori avvelenati
Allertati Ats e carabinieri forestali, che hanno già effettuato un sopralluogo e prelevato dei campioni.
“L’ultimo fine settimana si è contraddistinto per l’avvelenamento con morie e spopolamenti gravissimi al confine tra la provincia di Cremona e Brescia”.
Come riporta Prima Brescia, a lanciare l’allarme sono le associazioni Api Lombardia e Legambiente Valle dell’Oglio. Nel giro di due giorni (sabato e domenica) e nel raggio di 10 chilometri, tra i comuni cremonesi di Genivolta e Azzanello e le frazioni bresciane di Acqualunga e Villagana si sono verificati casi di morie in circa 130 alveari.
Moria di api nella Bassa: avvelenati 5 milioni di insetti impollinatori
Non si è trattato di un semplice spopolamento di bottinatrici, ma di un tappeto di api morte davanti e dentro l’alveare, che ha portato alla morte di numerose famiglie. E’ quanto è successo, per motivi ancora da accertare e al vaglio dei carabinieri forestali e dei tecnici di Ats, tra sabato e domenica nella Bassa bresciana sul confine con il Cremasco.
“Siamo stati avvisati a partire da sabato da alcuni dei nostri apicoltori associati – ha spiegato Matteo Federici, tecnico di zona per Api Lombardia – All’interno degli alveari si è registrata una mortalità elevatissima da avvelenamento causato dall’esterno. Verosimilmente potrebbe essere stato causato dall’utilizzo di fitofarmaci sulle colture limitrofe di mais e soia (in fiore e visitata dalle api). Abbiamo effettuato un sopralluogo preventivo e allertato immediatamente forestali e Ats”.
I tecnici di Ats, intervenuti sia sulla sponda bresciana che su quella cremonese del fiume Oglio, hanno prelevato dei campioni di api morte e delle matrici degli alveari per verificare se sono presenti principi attivi dannosi di origine esterna. A riscontrare la copiosa moria sono stati 4 apicoltori nel raggio di circa 10/12 chilometri quadrati e in otto apiari differenti, per un totale di circa 130 familgie di api (arnie).
“Se contiamo che per ogni famiglia si contano circa 40/50mila api, possiamo farci un’idea di quanti insetti impollinatori sono morti – ha sottolineato Federici – E il numero spaventa”.
Al momento non sono arrivate segnalazioni da altri apicoltori, ma non è ancora detto che il fenomeno non si sia esteso ad altri apiari.
“Sicuramente è successo qualcosa in quella zona – ha concluso Federici – Un coinvolgimento di un’area così estesa non era mai stato registrato e ultimamente stavamo assistendo, in alcuni casi, a uno spopolamento. Invece in questo caso le api sono morte all’interno delle arnie, facendo anche soffocare le poche vive rimaste all’interno delle cassette e impossibilitate a uscire”.
Legambiente: “La politica deve intervenire”
“E’ un evento senza precedenti – ha commentato il presidente di Legambiente Valle dell’Oglio, Franco Ferrandi – Bisognerà capire cosa ha causato la moria di api e, se si tratta di fitofarmaci, se hanno colpito anche l’avifauna e altri animali. Api e insetti impollinatori sono fortemente in crisi negli ultimi anni a livello mondiale: la politica deve intervenire affinché si tutelino questi insetti, ne va della nostra sopravvivenza”.
Ferrandi, che è anche una Gev, ha infine ricordato che, in base alla legge regionale 24 marzo 2004 articolo 11 comma 5 relativa al settore apistico, le Guardie ecologiche (Gev) sono preposte alla vigilanza e al sanzionamento delle violazioni di detta legge. “Dopo il lockdown la Provincia non ci ha ancora dato l’ok per ricominciare a operare sul territorio – ha concluso – Non si può restare senza controlli”.