La UIL lancia l’allarme sulla situazione occupazionale nel Cremonese e chiede interventi concreti per tutelare i lavoratori e il tessuto manifatturiero locale. In Lombardia, nei primi nove mesi del 2026, le ore di Cassa integrazione straordinaria sono aumentate del 16,8%, raggiungendo quota 24,1 milioni.
Cassa integrazione
La situazione della cassa integrazione in Lombardia mostra segnali contrastanti e accende l’attenzione anche sul territorio cremonese. Se da una parte il numero complessivo delle ore autorizzate è in diminuzione, dall’altra cresce sensibilmente il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, un fenomeno che evidenzia la presenza di crisi aziendali strutturali e processi di riorganizzazione industriale. A lanciare l’allarme è la UIL, che chiede un monitoraggio costante delle situazioni di difficoltà e interventi concreti per tutelare occupazione e imprese.
Calano le ore complessive
Nei primi nove mesi del 2026 in Lombardia sono state autorizzate 63,6 milioni di ore di Cassa integrazione, contro i 72,2 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. La flessione complessiva è dell’11,9%, un dato meno marcato rispetto alla media nazionale, che si attesta al -21,9%.
Dietro questa diminuzione, tuttavia, si nasconde un cambiamento significativo nella tipologia degli ammortizzatori sociali utilizzati dalle aziende. La Cassa integrazione ordinaria registra infatti un calo del 23,3%, mentre quella straordinaria aumenta del 16,8%, raggiungendo quota 24,1 milioni di ore autorizzate.
Un andamento che preoccupa il sindacato perché la CIG straordinaria è generalmente collegata a situazioni aziendali più complesse, caratterizzate da ristrutturazioni, riorganizzazioni e crisi produttive.
La CIG straordinaria rappresenta il 37,9% del totale
Il peso della Cassa integrazione straordinaria sul totale regionale è passato dal 28,6% dei primi nove mesi del 2025 al 37,9% dello stesso periodo del 2026. Una crescita che, secondo l’analisi della UIL Lombardia, richiede particolare attenzione per le possibili ricadute sul sistema produttivo e sui livelli occupazionali.
Le difficoltà non interessano tutte le province allo stesso modo. Tra gli incrementi più significativi figura Varese, dove le ore complessive di CIG aumentano del 52,1%, con un’impennata del 351,6% per la componente straordinaria. Segno positivo anche per Lecco (+6,6%), mentre Milano registra a settembre un incremento complessivo del 10,5%.
A livello settoriale, il comparto industriale concentra il 93% delle autorizzazioni. Particolarmente rilevante il dato della meccanica, che da sola conta 16,1 milioni di ore di Cassa integrazione straordinaria, pari al 66,9% del totale regionale.
L’allarme della UIL: “Servono piani industriali verificabili”
Di fronte a questo scenario, Salvatore Monteduro, segretario confederale UIL Lombardia, invita a non fermarsi alla lettura del dato complessivo, sottolineando la necessità di seguire da vicino l’evoluzione delle crisi aziendali.
“La diminuzione delle ore autorizzate è un segnale positivo, ma non possiamo limitarci a guardare la media regionale. L’aumento della Cassa Integrazione straordinaria e la sua forte concentrazione in alcuni territori e comparti impongono un monitoraggio costante delle crisi e dei loro esiti. Chiediamo piani industriali verificabili, tutela assoluta dei posti di lavoro e percorsi strutturati di formazione e riqualificazione già durante la sospensione. La CIG deve tornare ad essere uno strumento per superare le difficoltà, e non soltanto un modo per rinviare i problemi”.
Sulla stessa linea Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia, che richiama l’attenzione sulle trasformazioni in corso nell’industria e sulle conseguenze per i lavoratori.
“I dati di questo rapporto confermano che siamo di fronte a una transizione industriale complessa e carica di rischi sociali. L’esplosione della cassa straordinaria, in particolare nella filiera metalmeccanica e in province chiave come Varese e Milano, dimostra che le crisi strutturali non sono superate. Non possiamo permettere che a pagare il prezzo di questa trasformazione siano le lavoratrici e i lavoratori. È urgente un patto territoriale per il lavoro che metta al centro la politica industriale attiva garantendo che nessuno venga lasciato solo”.
Cremona, la UIL: “La situazione è molto grave”
L’attenzione si concentra anche sulla provincia di Cremona, dove il sindacato descrive un quadro particolarmente delicato per il sistema produttivo locale. A evidenziarlo è Germano Denti, coordinatore territoriale della UIL, che chiede di non sottovalutare le difficoltà del comparto manifatturiero e di rafforzare il monitoraggio delle dinamiche occupazionali.
“Sul territorio di Cremona la situazione risulta molto grave e necessita della massima attenzione e di un monitoraggio costante delle dinamiche produttive locali. L’andamento della cassa integrazione evidenzia transizioni industriali complesse che non vanno sottovalutate in vista della manovra economica. Chiediamo con forza tutele reali per i lavoratori, salvaguardia dei livelli occupazionali e percorsi di riqualificazione strutturati. Non possiamo permettere che il tessuto manifatturiero cremonese subisca contraccolpi irreversibili o che a pagare il prezzo siano i lavoratori. È indispensabile un patto territoriale per il lavoro che metta al centro le politiche industriali attive e la difesa del territorio. La UIL di Cremona continuerà a vigilare affinché nessuna crisi aziendale venga sottovalutata o gestita senza adeguate garanzie sociali”.
La richiesta del sindacato è quindi quella di affiancare agli ammortizzatori sociali politiche industriali attive, strumenti di formazione e percorsi di riqualificazione professionale. L’obiettivo è evitare che le difficoltà delle imprese si traducano in una perdita permanente di posti di lavoro e in un indebolimento del tessuto manifatturiero cremonese.