Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Cremona ha perso 142 bar (-13,6%), con il capoluogo particolarmente colpito dall’aumento dei costi e dai nuovi stili di consumo. Per arginare la desertificazione commerciale e sostenere i locali di vicinato, Confesercenti promuove una proposta di legge di iniziativa popolare per istituire le Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro).
Crisi dei bar a Cremona e provincia
La serranda che si abbassa per l’ultima volta in un bar del centro o di periferia non rappresenta soltanto una perdita economica, ma un pezzo di vita cittadina che scompare. Tra il 2019 e il 2025, la provincia di Cremona ha visto ridurre in modo drastico la propria rete di pubblici esercizi: il saldo netto registra 142 attività in meno, segnando un calo del 13,6%. A soffrire maggiormente è proprio il capoluogo cremonese, dove la contrazione sfiora il 19%.
È questo la fotografia scattata dall’Ufficio Economico di Confesercenti su dati Infocamere, che delinea un settore ancora vitale e propenso all’innovazione, ma soffocato dall’esplosione dei costi di gestione e dalle nuove abitudini di consumo post-pandemia.
I numeri dell’emergenza
L’indagine statistica rivela nel dettaglio le dimensioni del fenomeno sul territorio locale. Nell’intero territorio provinciale cremonese, le imprese del comparto bar sono scese da 1.044 a 902. Se si focalizza l’attenzione sul comune di Cremona, il calo appare ancora più evidente: le attività sono passate da 287 a 234, con una perdita netta di 53 unità pari a un -18,5%. Un dato che supera la percentuale di contrazione registrata a livello nazionale, dove il settore ha perso 24.073 imprese (-14,2%, passando da 169.839 a 145.766 locali).
“Una parte importante della cultura italiana è passata proprio dai bar e dai ristoranti – sottolinea Agostino Boschiroli, presidente della sede territoriale di Cremona di Confesercenti della Lombardia Orientale –. Quando chiude un bar perdiamo anche un pezzo della nostra quotidianità e della nostra identità. La desertificazione riguarda quindi la possibilità stessa di avere luoghi nei quali una comunità si incontra. Il valore dei pubblici esercizi tiene insieme economia, lavoro e turismo con una dimensione di socialità che dobbiamo preservare”.
Le cause della contrazione: dai rincari allo smart working
A determinare la chiusura o la mancata riapertura dei locali è un mix di fattori strutturali ed economici. Pesano in modo determinante l’aumento delle spese per energia, materie prime, affitti e costo del lavoro, combinati con la diminuzione del potere d’acquisto dei cittadini.
A ciò si aggiunge il profondo cambiamento dei flussi urbani provocato dalla diffusione del lavoro da remoto e da nuovi stili di vita che hanno modificato le occasioni tradizionali di consumo. Infine, gli esercenti devono fare i conti con la persistente difficoltà nel reperire personale qualificato e con la mancanza di un effettivo ricambio generazionale.
“Molti bar continuano a rinnovare l’offerta, curare la qualità e cercare nuovi modi per incontrare le esigenze dei clienti – evidenzia Enrico Tinelli, presidente territoriale FIEPET Confesercenti –. Questa vivacità merita di essere accompagnata: per attività ad alta intensità di lavoro e con scontrini medi contenuti, mantenere l’equilibrio economico richiede oggi un impegno crescente”.
“Dobbiamo creare le condizioni perché nuove imprese possano nascere, quelle esistenti possano innovare e il ricambio generazionale torni a essere possibile – prosegue Tinelli –. Servono investimenti, formazione e qualificazione professionale, insieme a strumenti che rendano più sostenibile la gestione delle attività. Aprire o rilevare un pubblico esercizio deve continuare a rappresentare una prospettiva imprenditoriale attrattiva, anche per i giovani”.
Nascono le Zone Economiche Speciali di Prossimità
Per contrastare la desertificazione commerciale nei centri abitati e nei quartieri, Confesercenti ha promosso la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità“.
Tra le principali novità contenute nel testo figurano:
- ZESpro (Zone Economiche Speciali di Prossimità): incentivi fiscali, agevolazioni finanziarie e semplificazioni burocratiche per chi investe nei centri urbani.
- Fondo dedicato: risorse destinate a sostenere la rigenerazione delle attività commerciali di vicinato.
- Osservatorio nazionale: un ente di monitoraggio per valutare lo stato del commercio e dei servizi locali.
“La proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti riguarda direttamente anche il mondo della somministrazione – prosegue Boschiroli –. Vogliamo creare condizioni nelle quali investire, innovare e fare impresa nei nostri centri e nei nostri paesi torni a essere sostenibile e attrattivo. Sostenere questa rete significa dare un futuro economico ai territori e alle comunità che li abitano”.
La mobilitazione
L’associazione punta a raccogliere almeno 50mila firme su scala nazionale per portare la proposta di legge all’attenzione del Parlamento italiano.
“Vogliamo che anche gli imprenditori dei pubblici esercizi sentano questa proposta come propria – concludono Boschiroli e Tinelli –. Negozi, bar, ristoranti e servizi sono parti della stessa rete economica e sociale. Sostenere la proposta significa chiedere una politica organica capace di accompagnare il cambiamento e mantenere vive le attività di prossimità”.
Tutti i cittadini e gli imprenditori cremonesi possono sottoscrivere la petizione, sia presso le sedi dell’associazione sia online attraverso la piattaforma dedicata sul sito nazionale di Confesercenti.
