ECONOMIA

Lombardia, export in tenuta ma crescono i divari: Cremona ferma a +0,1%

La provincia evita il segno meno, ma la crescita è praticamente nulla. La UIL: "Sostegno mirato agli investimenti per evitare che il territorio scivoli verso la contrazione". In Lombardia export a 40,9 miliardi, ma aumentano le distanze tra i territori

Lombardia, export in tenuta ma crescono i divari: Cremona ferma a +0,1%

L’export della provincia di Cremona cresce appena dello 0,1%, confermando una sostanziale stagnazione nonostante la tenuta sui mercati esteri. La UIL lancia l’allarme sui costi di produzione e sulla crescita della CIGS (+14,9%), chiedendo investimenti e interventi mirati per sostenere le imprese locali.

Export Cremona

L’export cremonese resiste, ma senza riuscire a imprimere una vera accelerazione. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni della provincia di Cremona registrano infatti una variazione annua del +0,1%, un dato che colloca il territorio praticamente sulla soglia della stagnazione. Un risultato migliore rispetto al pesante arretramento di alcune province lombarde, ma che evidenzia allo stesso tempo la fragilità di un sistema produttivo chiamato a confrontarsi con costi crescenti e con la debolezza di alcuni comparti strategici.

Il dato cremonese si inserisce in un quadro regionale caratterizzato da una sostanziale tenuta dell’export, ma anche da differenze sempre più marcate tra le province. La Lombardia, pur confermandosi protagonista sui mercati internazionali, mostra infatti segnali che impongono attenzione sul fronte industriale e occupazionale.

Export Lombardo, oltre 40,9 miliardi

Nel primo trimestre del 2026 la Lombardia ha realizzato oltre 40,9 miliardi di euro di esportazioni, confermando il proprio peso sull’economia nazionale. Dalla regione arriva il 25,2% dell’intero export italiano, mentre il comparto manifatturiero rappresenta il 97% delle esportazioni lombarde.

Il valore complessivo dell’export resta invariato su base annua, mentre rispetto al trimestre precedente registra una contrazione del 6,5%. Sul fronte delle importazioni, invece, il valore raggiunge 42,8 miliardi di euro, in calo del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 2% su base congiunturale. Il risultato è un saldo commerciale negativo per circa 1,9 miliardi di euro.

Tra crescita e settori in difficoltà

Dietro i numeri regionali si nasconde una situazione fortemente differenziata anche dal punto di vista dei settori produttivi. A trainare l’export sono soprattutto i mezzi di trasporto, in crescita del 12,1%, e la farmaceutica, che segna +9,7%.

Al contrario, soffrono comparti tradizionalmente importanti per il sistema manifatturiero lombardo: il tessile-abbigliamento-pelli perde il 7,9%, la chimica il 6,1% e i macchinari il 5,5%.

Anche i mercati di destinazione mostrano andamenti differenti. Crescono le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e, più moderatamente, verso l’Unione europea (+1%), mentre arretrano quelle dirette negli Stati Uniti (-4,4%).

“A livello settoriale – sottolinea il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti – si evidenzia una marcata polarizzazione delle performance. Crescono i mezzi di trasporto (+12,1%) e la farmaceutica (+9,7%), mentre arretrano il tessile-abbigliamento-pelli (−7,9%), la chimica (−6,1%) e i macchinari (−5,5%). Sul versante dei mercati aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e l’Unione europea (+1,0%), mentre diminuiscono quelle verso gli Stati Uniti (−4,4%). Tutto questo legato all’andamento della Cassa con la CIG totale diminuisce del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre aumenta del 14,9% la CIGS, maggiormente collegata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà”.

Cremona, export quasi fermo

È proprio in questo scenario che si colloca il risultato della provincia di Cremona. Il +0,1% dell’export su base annua rappresenta una sostanziale stabilità, ma non può essere interpretato come un vero segnale di crescita.

Cremona riesce comunque a evitare il terreno negativo sul quale sono finite diverse altre province lombarde. Il confronto evidenzia infatti un quadro particolarmente disomogeneo: Bergamo arretra del 6,4% e Lodi crolla del 21,6%, mentre altre realtà riescono a ottenere risultati decisamente migliori.

A livello regionale, soltanto sei province su dodici registrano un aumento delle esportazioni. Una fotografia che, secondo la UIL, rende evidente la necessità di affiancare alla lettura regionale un’analisi più puntuale delle singole economie provinciali.

UIL Cremona: “Situazione in stagnazione”

Sul dato cremonese interviene Germano Denti, Coordinatore UIL Cremona, che invita a non leggere il dato dello 0,1% come un segnale di tranquillità.

Germano Denti, Coordinatore UIL Cremona non ha dubbi:

“La provincia di Cremona mette a segno una variazione dell’export del +0,1% annuo, posizionandosi esattamente sul filo dell’azzeramento della crescita. Questo risultato, pur evitando il segno negativo che colpisce realtà limitrofe come Bergamo (-6,4%) e Lodi (-21,6%), riflette una situazione di sostanziale e preoccupante stagnazione. Le imprese cremonesi riescono a preservare le proprie quote di mercato sui canali esteri pur dovendo fronteggiare la forte contrazione di settori chiave a livello regionale come la chimica e la meccanica. La tenuta dei volumi esportati non deve però trarre in inganno: il margine risicato evidenzia quanto il sistema produttivo locale sia esposto all’innalzamento dei costi energetici e delle materie prime. Senza un sostegno mirato agli investimenti innovativi e alla valorizzazione delle filiere d’eccellenza territoriali, il territorio rischia di scivolare verso una fase di contrazione”.

Cresce la Cassa Integrazione straordinaria

A preoccupare non è soltanto l’andamento dell’export. Sullo sfondo resta infatti il tema occupazionale, con una dinamica della cassa integrazione che presenta segnali contrastanti.

Nel complesso, le ore di CIG diminuiscono del 14,4%, mentre la cassa integrazione ordinaria scende del 26,2%. A crescere è però la CIGS, che aumenta del 14,9%. Si tratta di uno strumento maggiormente legato a riorganizzazioni aziendali, crisi e contratti di solidarietà, e quindi particolarmente significativo per valutare le difficoltà strutturali attraversate da alcune imprese.

La proposta: un monitoraggio provinciale

Per la UIL, i dati rendono necessario un intervento che tenga conto delle specificità dei singoli territori. La media regionale, infatti, rischia di nascondere situazioni molto differenti e di rendere meno efficaci le politiche di sostegno al sistema produttivo.

“Per fare fronte a questa situazione – conclude Sarti – e prevenire impatti occupazionali negativi, come UIL Lombardia proponiamo di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, focalizzata sul monitoraggio delle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione trasparente della CIG e sulla verifica puntuale delle vertenze territoriali”.

Per Cremona, dunque, il dato dell’export non racconta una crisi conclamata, ma nemmeno una fase di espansione. Lo 0,1% di crescita fotografa un’economia che riesce a mantenere le proprie posizioni sui mercati esteri, ma con margini ridotti e in un contesto regionale sempre più polarizzato. Nei prossimi mesi saranno quindi decisivi gli investimenti, l’innovazione e la capacità di sostenere le filiere produttive locali per evitare che la stagnazione si trasformi in una vera contrazione.