Un detenuto si è dato fuoco nel carcere di Cremona: soccorso dalla Polizia Penitenziaria, è stato trasferito al Niguarda di Milano, dove resta ricoverato in condizioni gravissime. Il SAPPE elogia l’intervento degli agenti e chiede al Governo interventi urgenti per rafforzare sicurezza, organici e risorse negli istituti penitenziari lombardi.
Detenuto si dà fuoco in carcere a Cremona
Sono ancora da chiarire le circostanze che hanno portato un detenuto di nazionalità straniera a darsi fuoco all’interno della Casa circondariale di Cremona. Il grave episodio si è verificato lo scorso 30 luglio e ha richiesto l’immediato intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria, che hanno prestato i primi soccorsi e provveduto a mettere in sicurezza l’area.
Le condizioni del coinvolto sono apparse fin da subito particolarmente serie. Dopo le prime operazioni di assistenza e l’attivazione del personale sanitario, è stato disposto il trasferimento urgente all’ospedale Niguarda di Milano, dove il detenuto risulta tuttora ricoverato in condizioni gravissime.
Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti necessari a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e comprendere le motivazioni alla base del gesto.
L’intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria
A rendere noto l’episodio è stato il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che ha evidenziato il ruolo svolto dagli agenti intervenuti durante l’emergenza.
“Di fronte a episodi come questo – afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE – emerge con tutta evidenza quanto sia complesso e delicato il lavoro della Polizia Penitenziaria. Gli agenti sono chiamati a intervenire in pochi istanti davanti a situazioni imprevedibili e potenzialmente drammatiche, assumendosi responsabilità enormi e mettendo a rischio la propria incolumità. A Cremona il personale è intervenuto con tempestività e professionalità, prestando soccorso al detenuto e impedendo che la situazione potesse degenerare ulteriormente. A loro va il nostro apprezzamento”.
Il sindacato pone però l’accento anche sulle difficoltà quotidiane che, secondo il SAPPE, interessano il personale in servizio negli istituti penitenziari.
“Servono risposte concrete e immediate”
“Ma non possiamo continuare a limitarci a ringraziare gli agenti dopo ogni emergenza – prosegue Capece –. Servono risposte concrete e immediate. Il sistema penitenziario è sottoposto a una pressione ormai insostenibile e la Polizia Penitenziaria non può essere considerata l’ammortizzatore di ogni criticità del carcere. Organici, sicurezza, formazione, dotazioni e condizioni di lavoro devono essere adeguati alla realtà che il personale affronta ogni giorno. Non è più tempo di annunci: il Governo e l’Amministrazione penitenziaria devono intervenire”.
Per il sindacato, dunque, l’episodio avvenuto nel carcere di Cremona rappresenta anche l’occasione per riaccendere l’attenzione sulle condizioni operative degli agenti e sulle risorse a disposizione del sistema penitenziario.
La situazione nelle carceri lombarde
Sulla vicenda è intervenuto anche Alfonso Greco, segretario nazionale del SAPPE per la Lombardia, che ha sottolineato come l’emergenza riguardi più in generale gli istituti penitenziari della regione.
“Quanto accaduto a Cremona è un episodio gravissimo che ripropone la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate all’interno degli istituti penitenziari lombardi. Il personale di Polizia Penitenziaria è quotidianamente esposto a situazioni di emergenza, spesso in contesti caratterizzati da sovraffollamento, carenza di personale e una crescente complessità della popolazione detenuta”.
Greco evidenzia inoltre il comportamento degli agenti intervenuti durante l’emergenza, ribadendo però la necessità di un rafforzamento strutturale delle risorse disponibili.
“Gli agenti – aggiunge Greco – hanno fatto pienamente il loro dovere, intervenendo immediatamente e prestando soccorso al detenuto. Non possiamo però pretendere che la professionalità e il coraggio del personale suppliscano all’assenza di adeguate risorse e di una strategia complessiva sulla sicurezza penitenziaria. Chiediamo al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di assumere provvedimenti urgenti per rafforzare gli organici, migliorare le condizioni operative e garantire strumenti e procedure adeguati per fronteggiare le emergenze”.
Accertamenti in corso
Restano ora da chiarire tutti gli aspetti dell’episodio avvenuto il 30 luglio nel carcere di Cremona. Gli accertamenti dovranno consentire di ricostruire la sequenza dei fatti e fare luce sulle ragioni che hanno portato il detenuto a compiere il drammatico gesto.
Il SAPPE, intanto, torna a chiedere interventi sul sistema penitenziario e sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria.
“La priorità – conclude Capece – resta quella di garantire sicurezza e dignità a tutti, detenuti e operatori. Un carcere nel quale gli agenti sono costantemente chiamati a fronteggiare emergenze senza adeguati strumenti è un carcere più fragile e meno sicuro. E su questo non siamo più disponibili a tollerare ritardi”.