CRONACA

Truffe “porta a porta” agli anziani, oltre 1.200 vittime: coinvolta anche la provincia di Cremona

La Guardia di Finanza ha chiuso le indagini su un’associazione accusata di estorsioni e raggiri ai danni di persone anziane in diverse province italiane, tra cui Cremona. Sequestrati beni e disponibilità finanziarie per 2,5 milioni di euro

Truffe “porta a porta” agli anziani, oltre 1.200 vittime: coinvolta anche la provincia di Cremona

La Guardia di Finanza di Padova ha concluso le indagini su un’associazione accusata di truffe ed estorsioni ai danni di oltre 1.200 anziani in varie province italiane, tra cui Cremona. Gli indagati avrebbero utilizzato vendite porta a porta e pressioni psicologiche per imporre acquisti costosi, con profitti milionari sequestrati dagli investigatori.

Truffe “porta a porta”

Un’organizzazione specializzata nelle truffe ai danni degli anziani avrebbe operato anche in provincia di Cremona, coinvolgendo numerose vittime nell’ambito di un sistema di vendite porta a porta ritenuto dagli investigatori basato su pressioni, raggiri e richieste economiche ingiustificate. La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Padova ha concluso le indagini nei confronti di sei persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere attiva in diverse zone d’Italia.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati ritenuti responsabili di una serie di estorsioni e truffe ai danni di persone appartenenti alle fasce più fragili della popolazione.

Chiesto il rinvio a giudizio per sei persone

Il procedimento giudiziario nasce dopo le misure cautelari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, che aveva ordinato cinque provvedimenti nei confronti dei principali esponenti del gruppo: una misura in carcere e due agli arresti domiciliari, oltre ad altre restrizioni personali.

Contestualmente era stato disposto il sequestro preventivo del profitto dei reati contestati, per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

Durante l’esecuzione dei provvedimenti, avvenuta nel gennaio scorso, gli investigatori hanno acquisito materiale digitale, documentazione e nuove testimonianze di presunte vittime, elementi che avrebbero rafforzato il quadro accusatorio iniziale.

Vittime in provincia di Cremona

Tra le province interessate dall’attività del gruppo figura anche Cremona. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero oltre 1.200 le persone coinvolte complessivamente sul territorio nazionale, con vittime individuate in numerose province italiane.

L’elenco comprende, oltre a Cremona, anche altre realtà lombarde come Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza-Brianza, Pavia, Varese e altre province del Nord e Centro Italia.

 

Il sistema delle vendite porta a porta

L’indagine è partita da un controllo economico del territorio condotto dalle Fiamme Gialle padovane. Gli investigatori avevano notato alcuni soggetti frequentare abitualmente locali esclusivi della movida cittadina utilizzando auto di lusso.

Gli accertamenti avrebbero evidenziato una sproporzione tra il reddito dichiarato e il tenore di vita mantenuto, oltre ad alcune anomalie relative alla clientela delle società amministrate dagli indagati, composta prevalentemente da donne ultrasessantenni.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe utilizzato elenchi di nominativi acquistati da altre società del settore per individuare potenziali clienti vulnerabili. Gli agenti, attraverso il sistema delle vendite porta a porta, avrebbero raggiunto abitazioni dove vivevano anziani, pensionati, casalinghe e persone sole.

Prodotti venduti a prezzi elevati

Gli investigatori contestano agli indagati un metodo basato sulla capacità di persuasione e sulla pressione psicologica. Una volta entrati nelle abitazioni, i venditori avrebbero sostenuto che le vittime erano ancora vincolate da vecchi contratti stipulati anni prima con altre aziende e che, per tale motivo, avrebbero dovuto acquistare nuovi prodotti.

Tra gli articoli proposti figuravano ferri da stiro, pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili e dispositivi elettromedicali per la magnetoterapia.

Le forniture, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state vendute a prezzi compresi tra 5mila e 7mila euro, spesso attraverso finanziamenti al consumo attivati presso società di credito. Una situazione particolarmente critica per molte delle persone coinvolte, spesso pensionate e con disponibilità economiche limitate.

Guardia di Finanza

Minacce e pressioni

In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, gli operatori sarebbero tornati più volte nelle abitazioni delle stesse persone per proporre ulteriori acquisti e modificare i finanziamenti già attivati, aumentando l’importo delle rate e la durata dei pagamenti.

Quando le vittime tentavano di opporsi, i venditori avrebbero prospettato conseguenze legali sostenendo che i precedenti contratti comportassero ancora obblighi di acquisto.

Gli investigatori riferiscono inoltre che alcuni operatori avrebbero simulato telefonate con presunti responsabili aziendali per rafforzare la pressione sulle persone anziane e convincerle a sottoscrivere nuovi ordini.

Profitti milionari

Secondo la Guardia di Finanza, i guadagni derivanti dalle vendite sarebbero stati alimentati da ricarichi sui prodotti arrivati fino all’800% e dalle provvigioni ottenute dalle società finanziarie per ogni finanziamento concesso.

I principali indagati avrebbero utilizzato i proventi per sostenere uno stile di vita particolarmente elevato, caratterizzato da vacanze di lusso, cene in ristoranti prestigiosi, acquisti presso marchi di alta moda e il noleggio di automobili come Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati orologi, gioielli, abbigliamento e accessori di pregio, oltre a disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili.

Gruppo organizzato

La complessa attività investigativa della Guardia di Finanza di Padova, condotta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, ha consentito di interrompere l’attività di quello che viene descritto come un gruppo organizzato dedito a truffe, estorsioni e riciclaggio dei proventi illeciti. Gli indagati dovranno ora rispondere delle accuse contestate nell’ambito del procedimento giudiziario. Si evidenzia che gli imputati devono presumersi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.