Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha concluso un’attività d’indagine riguardante l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro nel settore del volantinaggio.
Il procedimento ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di sei indagati, accusati in concorso del reato di caporalato. Per due società a responsabilità limitata coinvolte è stato inoltre contestato l’illecito amministrativo previsto dal Decreto Legislativo 231/2001.
Il meccanismo di reclutamento irregolare
Le attività investigative del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno accertato il sistematico reclutamento di manodopera non contrattualizzata per la distribuzione di materiale pubblicitario. Il servizio era attivo nelle province di Cremona, Piacenza, Parma e Lodi. I titolari di quattro ditte individuali, riconducibili a cittadini di nazionalità indiana e pakistana, gestivano l’impiego di lavoratori provenienti principalmente dal Bangladesh, molti dei quali giunti nel territorio nazionale in modo clandestino e in qualità di richiedenti protezione internazionale.
Condizioni lavorative e retribuzioni illecite
L’indagine ha evidenziato una grave sproporzione retributiva: i lavoratori percepivano circa 3 euro l’ora, a fronte dei 8,55 euro previsti dal contratto collettivo nazionale di riferimento. La totale assenza di contratti regolari ha comportato l’esclusione del personale da ogni forma di assistenza previdenziale, assicurativa e sanitaria, oltre alla mancata osservanza delle norme vigenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Le responsabilità nelle filiere di subappalto
Il quadro accusatorio ha coinvolto anche l’amministratore unico di due società con sede a Piacenza. Quest’ultimo, dopo aver acquisito commesse da catene della grande distribuzione, affidava il servizio di volantinaggio in subappalto alle ditte individuali indagate. Il responsabile aziendale, pienamente consapevole dello stato di sfruttamento del personale, mirava all’abbattimento dei costi d’impresa attraverso queste pratiche illecite.
Le autorità competenti ricordano che, in attesa di sentenza irrevocabile di condanna, vige per tutti gli indagati la presunzione di non colpevolezza.