E' SCONTRO

A Cremona è polemica sulla rimozione di un manifesto pro life: “Censura politica”

Dopo sei anni di affissione alla fermata del bus, l'amministrazione comunale ne ordina la rimozione. L'associazione Pro Vita & Famiglia annuncia vie legali

A Cremona è polemica sulla rimozione di un manifesto pro life: “Censura politica”

A Cremona scoppia lo scontro politico dopo che la giunta di centrosinistra ha rimosso un manifesto contro l’aborto di Pro Vita & Famiglia affisso da sei anni alla fermata del bus. L’associazione, sostenuta da Fratelli d’Italia, accusa il sindaco di censura ideologica e annuncia ricorsi legali e battaglie in Parlamento.

Cremona, rimosso manifesto pro life

Un manifesto a tutela della vita nascente, affisso per oltre sei anni alla stessa pensilina del trasporto pubblico, rimosso improvvisamente su input della nuova giunta comunale. È questo l’episodio che sta sollevando un’infuocata polemica politica a Cremona, trasformando uno spazio pubblicitario urbano in uno scontro ideologico. L’iniziativa, promossa dal sodalizio Pro Vita & Famiglia insieme ad altre sigle dell’universo pro-life, è stata interrotta dal provvedimento firmato dal sindaco Andrea Virgilio, esponente del Partito Democratico.

“Censura politica e ideologica”

Secondo quanto denunciato dai promotori della campagna, la decisione del primo cittadino si configurerebbe come una vera e propria “censura politica e ideologica”, priva di reali fondamenti giuridici o di decoro. Il manifesto incriminato mostra la fotografia di una madre con il proprio neonato, accompagnata da uno slogan lineare volto a incentivare la maternità di fronte alle gravidanze difficili:

“Non rinunciare alla felicità: avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo coraggio. Fallo vivere, non abortire”.

Oltre al messaggio motivazionale, lo spazio ospitava indicazioni di servizio pubblico concreto, tra cui il contatto telefonico del numero verde “SOS Vita” e la dicitura esplicita: “Sei in difficoltà a causa di una gravidanza? Ti possiamo aiutare”. Elementi che, per l’associazione, certificano la natura puramente informativa e di supporto sociale dell’affissione, escludendo qualsiasi intento lesivo o discriminatorio verso terzi.

Le reazioni

La rimozione del cartellone pubblicitario ha immediatamente varcato la soglia di Palazzo Comunale, accendendo il dibattito tra le forze consiliari. Fratelli d’Italia ha preso apertamente le parti del mondo pro-life, formalizzando la richiesta di chiarimenti strutturali all’indirizzo della giunta. Il consigliere comunale di destra Matteo Carotti ha infatti depositato un’interrogazione urgente per costringere il sindaco Virgilio a esporre pubblicamente le motivazioni tecniche ed etiche che hanno spinto gli uffici comunali a rimuovere un’affissione stradale storicamente tollerata e regolarmente pagata.

“Quello che è accaduto a Cremona è di una gravità assoluta, un’azione arbitraria che mina fin nel profondo i principi di libertà di espressione e di pensiero. Il Sindaco dovrebbe avere il compito di garantire le voci di tutti ma evidentemente preferisce censurare quella non gradite. Il manifesto in questione tra l’altro svolgeva una funzione pubblica, al servizio di tutte quelle donne e quelle coppie in difficoltà che avessero avuto bisogno di aiuto, di assistenza e ascolto per eliminare gli ostacoli all’accoglienza della vita. La vita, infatti, va accolta e custodita e le istituzioni e la società civile hanno la responsabilità di stare a fianco di chi è in difficoltà”, sono le parole dell’on. Paolo Inselvini, Deputato di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo e Presidente di Gioventù Nazionale Lombardia.

Paolo Inselvini

Dal canto suo, Pro Vita contesta la visione secondo cui la tutela delle donne debba passare univocamente per l’interruzione volontaria di gravidanza, accusando l’amministrazione di voler silenziare chiunque offra alternative concrete all’aborto.

Annunciato ricorso

La vertenza di Cremona non è destinata a rimanere confinata entro i confini comunali. I vertici di Pro Vita & Famiglia hanno già fatto sapere di non volersi fare intimidire e hanno annunciato il ricorso alle vie legali per tutelare quello che definiscono “un diritto costituzionale di libera espressione calpesta”. Al centro della disputa legale vi è l’interpretazione dell’articolo 23, comma 4-bis, del Codice della Strada, la norma nazionale che vieta le affissioni pubblicitarie il cui contenuto sia considerato lesivo del rispetto delle libertà individuali o discriminatorio.

Proprio per arginare quella che ritengono un’applicazione strumentale e distorta della legge da parte delle giunte progressiste in tutta Italia, l’associazione ha lanciato contemporaneamente una campagna di pressione parlamentare denominata “E io parlo!”. L’obiettivo politico dichiarato è l’ottenimento di una modifica strutturale del testo del Codice della Strada, affinché messaggi legati alla tutela della natalità e al contrasto dell’interruzione volontaria di gravidanza non possano mai più essere equiparati a illeciti amministrativi o a messaggi d’odio.

“Un manifesto non può e non deve essere un reato”, concludono gli attivisti, promettendo battaglia nei tribunali e nelle piazze.