OPERAZONE DELLA GDF

Caporalato e visti truccati: il “sistema indiano” coinvolge anche le campagne cremonesi

Sfruttamento nei campi tra Cremona, Brescia, Lodi e Piacenza: sequestrati 19 milioni di euro. Tre persone finiscono ai domiciliari

Caporalato e visti truccati: il “sistema indiano” coinvolge anche le campagne cremonesi

La Procura di Brescia ha scoperto un presunto sistema transnazionale di sfruttamento della manodopera e immigrazione irregolare che avrebbe coinvolto anche aziende agricole della provincia di Cremona. L’organizzazione avrebbe facilitato ingressi illegali, falsi permessi di soggiorno e frodi fiscali per oltre 19 milioni di euro, con lavoratori impiegati in condizioni di sfruttamento.

Caporalato e visti truccati

Anche la provincia di Cremona figura tra i territori coinvolti in una vasta indagine coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Brescia, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tre persone, tutte di origine indiana, finite agli arresti domiciliari.

Secondo l’impostazione accusatoria, i soggetti sarebbero stati ai vertici di un’organizzazione transnazionale dedita alla gestione illecita di manodopera straniera, con ramificazioni operative anche nelle campagne cremonesi.

L’origine dell’indagine

Come riporta Prima Brescia, l’inchiesta ha preso avvio da un controllo amministrativo condotto dalla Guardia di Finanza di Rovato (BS) insieme all’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Da quel primo accertamento sarebbe emersa documentazione contabile ed extracontabile che avrebbe fatto ipotizzare irregolarità nella somministrazione di manodopera agricola.

L’approfondimento investigativo avrebbe successivamente delineato un presunto sistema criminale strutturato, con 12 persone coinvolte e una rete di società italiane e una con sede in India.

 

Coinvolte aziende agricole cremonesi

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sistema avrebbe consentito l’ingresso e la regolarizzazione di lavoratori extracomunitari poi impiegati in diverse province del Nord Italia, tra cui Cremona, Brescia, Milano, Lodi e Piacenza.

In particolare, le aziende agricole operanti nel territorio cremonese sarebbero state tra le realtà che avrebbero utilizzato la manodopera fornita dall’organizzazione, in alcuni casi attraverso contratti formalmente regolari ma ritenuti fittizi nella sostanza.

Falsa documentazione

Il presunto meccanismo illecito si sarebbe basato su dichiarazioni false finalizzate all’ingresso in Italia dei lavoratori: offerte di lavoro inesistenti e disponibilità di alloggi adeguati sarebbero state attestate per aggirare le disposizioni del cosiddetto “Decreto Flussi”.

Successivamente, la stessa rete avrebbe prodotto documentazione utile a consentire la conversione dei permessi di soggiorno da stagionali a lavorativi, anche attraverso la falsa attestazione delle giornate lavorate.

Il modus operandi

Le indagini ipotizzano il coinvolgimento di diverse imprese agricole, che avrebbero assunto formalmente i lavoratori extracomunitari per poi metterli a disposizione di altre aziende, incluse realtà attive nel Cremonese.

Questo sistema avrebbe permesso di regolarizzare gli ingressi e, al tempo stesso, di mantenere un flusso continuo di manodopera da destinare alle campagne, in un meccanismo definito dagli investigatori come fraudolento.

Profitti milionari

Tra il 2018 e il 2024, il sistema avrebbe consentito l’ingresso in Italia di almeno 1.364 cittadini stranieri, generando profitti stimati in oltre 19,2 milioni di euro, somme per le quali è stato disposto il sequestro.

Ai lavoratori sarebbero state richieste cifre elevate per ottenere i permessi di soggiorno, fino a 13.800 euro per l’ingresso e circa 7.200 euro per la conversione del permesso.

Sfruttamento del lavoro

Secondo quanto emerso, la manodopera sarebbe stata impiegata in condizioni di forte compressione dei diritti: orari non rispettati, riposi ridotti e retribuzioni inferiori agli standard contrattuali.

Le buste paga sarebbero state inoltre decurtate per coprire spese di gestione e somme legate ai presunti costi di intermediazione, con impatti diretti sui lavoratori impiegati anche nelle aziende agricole del Cremonese.

Frode fiscale

Il quadro investigativo include anche presunte irregolarità fiscali legate a contratti di pseudo-appalto. Questi avrebbero generato fatture per operazioni inesistenti per oltre 18 milioni di euro tra il 2019 e il 2024, con un’IVA stimata superiore ai 3 milioni.

Sono inoltre coinvolti i rappresentanti legali di 12 società agricole che avrebbero utilizzato la manodopera proveniente dal sistema.

I provvedimenti cautelari sono stati emessi sulla base degli elementi raccolti nella fase investigativa e sono in fase di esecuzione. Resta ferma, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.