CRONACA

Cade dal cestello a 10 metri di altezza durante il lavoro: muore Catalin Moise Robu

Precipita mentre sistemava il tetto di un condominio: inutili i soccorsi, indagini in corso su dinamica e responsabilità

Cade dal cestello a 10 metri di altezza durante il lavoro: muore Catalin Moise Robu

Si chiamava Catalin Moise Robu il 55enne bergamasco che ha perso la vita il 16 febbraio 2026 durante il turno di lavoro mentre si trovava nel comune di Cremona. Vittima dell’ennesimo infortunio sul lavoro, per il quale è stato inutile l’intervento dei soccorsi.

Infortunio sul lavoro

Si trovava in corso Vittorio Emanuele 7, insieme al titolare della ditta di ricostruzione edile della provincia di Bergamo, giunti nel comune cremonese per effettuare alcune sistemazioni al tetto di un condominio a seguito delle infiltrazioni che si erano verificate.

Di seguito uno scorcio della zona: 

Una normale giornata di lavoro si è trasformata in tragedia quando il 55enne è scivolato dal cestello della piattaforma aerea, a circa 10 metri di altezza. La richiesta di soccorso è partita intorno alle 14:27, ma sono risultati inutili i tentativi di rianimazione messi in atto dal personale sanitario del 118, giunto sul posto insieme ai Carabinieri della Radiomobile, all’Ispettorato del Lavoro e al personale dell’ATS Val Padana.

A raggiungere l’area è stato anche il magistrato di turno, chiamato a valutare eventuali profili di responsabilità. Nel frattempo, la salma di Catalin Moise Robu è stata trasferita all’obitorio di Cremona, dove rimane a disposizione dell’Autorità giudiziaria per un’eventuale autopsia.

La dichiarazione della Cgil

Secondo quanto riportato da Prima Bergamo, la Cgil, appresa la notizia, ha diffuso una nota stampa amara e polemica.

“Un altro morto sul lavoro, di nuovo in un cantiere edile, di nuovo con una caduta dall’alto. Secondo le notizie di stampa, a Cremona un lavoratore di 55 anni, residente in Bergamasca, ha perso la vita cadendo da un ponteggio mobile mentre stava lavorando su un tetto. Alla sua famiglia e ai suoi cari va la nostra vicinanza.

Ma ogni volta succede la stessa cosa: si conta la vittima, si esprime cordoglio e poi tutto continua come prima. Intanto i numeri continuano a peggiorare: nel 2025, nella sola Bergamasca, i morti sul lavoro sono stati 22, quattro in più rispetto al 2024.

Questo è inaccettabile. La sicurezza non può restare sulla carta né essere trattata come un costo da tagliare. Servono scelte concrete, formazione vera, controlli seri. Perché morire di lavoro, nel 2026, non è una fatalità: è un fallimento che si ripete”.