CRONACA

Ferragni, non un’assoluzione ma un proscioglimento: il giudice dichiara l’azione penale improcedibile

Decaduta la querela dopo gli accordi risarcitori: chiuso il caso sulle operazioni commerciali

Ferragni, non un’assoluzione ma un proscioglimento: il giudice dichiara l’azione penale improcedibile

L’imprenditrice digitale di Cremona, Chiara Ferragni, è stata prosciolta nella giornata di ieri, a due anni dallo scoppio della bufera mediatica che l’aveva vista protagonista in relazione alle operazioni commerciali del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle Uova di Pasqua Chiara Ferragni – Sosteniamo i Bambini delle Fate.

È però bene precisare che la Ferragni è stata prosciolta, non assolta, poiché i due termini esprimono significati differenti. Facciamo quindi chiarezza.

Chiara Ferragni prosciolta dalle accuse

La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di mercoledì 14 gennaio 2026 dal giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini. Il magistrato non ha riconosciuto l’aggravante della minorata difesa dei consumatori, riclassificando così il fatto come truffa semplice. Per questa fattispecie è necessaria una querela di parte, nel frattempo decaduta dopo gli accordi risarcitori presi con il Codacons e il versamento del risarcimento.

Venuta meno la condizione di procedibilità, il giudice ha dichiarato l’azione penale improcedibile, emettendo una sentenza di non luogo a procedere: da qui il proscioglimento dell’influencer cremonese, che ha potuto tirare un sospiro di sollievo, mettendo finalmente un punto a un capitolo spiacevole della sua vita lavorativa.

La decisione emessa nel Tribunale di Milano solleva dalle accuse anche i coimputati Fabio Damato, l’allora braccio destro, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia.

Differenza tra il termine “assolta” e “prosciolta”

Nel caso del Pandoro-gate, che riguarda in prima persona la Ferragni – inizialmente accusata di truffa aggravata, per la quale il Pubblico Ministero aveva richiesto una condanna a un anno e otto mesi – si era parlato impropriamente di una presunta “assoluzione”.

Questo termine, però, non corrisponde alla realtà dei fatti. Un imputato viene infatti assolto quando, al termine di un processo, il giudice ne dichiara la non colpevolezza con una sentenza di assoluzione.

Il caso di Chiara Ferragni si distingue per una precisazione fondamentale: il termine “prosciolta” si utilizza quando il procedimento si interrompe prima del dibattimento, perché manca una condizione di procedibilità o perché l’accusa non può essere sostenuta in giudizio. Non si tratta quindi di una valutazione nel merito, ma di una decisione sulla possibilità stessa di procedere.

Perché è stata prosciolta

Chiara Ferragni è stata prosciolta perché, caduta l’aggravante, il reato residuo di truffa semplice richiedeva una querela di parte, nel frattempo decaduta dopo gli accordi risarcitori. Senza querela, il reato è improcedibile e il giudice non può celebrare il processo.

L’accusa è stata dunque dichiarata improcedibile dal Tribunale di Milano: non c’erano gli elementi giuridici per andare a processo per il reato ipotizzato (truffa aggravata) nell’inchiesta sul “Pandoro-gate”. Per questo motivo il giudice ha emesso la sentenza di proscioglimento: Ferragni è stata sciolta dalle accuse perché il procedimento non poteva proseguire.