I Carabinieri Forestali di Cremona hanno scoperto irregolarità nella vendita del tartufo bianco “d’Alba”, contestando ipotesi di frode in commercio e carenze nella tracciabilità. Segnalate due imprese all’Autorità Giudiziaria ed elevate sanzioni amministrative per 6mila euro.
Contrasto alle frodi in commercio
Il tartufo bianco, simbolo di pregio e autenticità della tradizione gastronomica italiana, finisce al centro di un’attività di controllo condotta dai Carabinieri Forestali di Cremona. Nei giorni scorsi i militari hanno avviato una serie di verifiche mirate per contrastare le frodi nella vendita al dettaglio di prodotti agroalimentari di alta qualità, con particolare attenzione al cosiddetto “tartufo bianco d’Alba”.
I controlli rientrano in una più ampia campagna nazionale disposta dal Comando Carabinieri per la Tutela Forestale e dei Parchi, finalizzata alla protezione dei consumatori e dei prodotti tipici inseriti tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).
Dalle verifiche effettuate sarebbero emerse condotte ritenute riconducibili al reato di frode in commercio, in violazione dell’articolo 515 del Codice penale, aggravato dall’articolo 517 bis, che tutela in modo specifico i prodotti di particolare valore riconosciuto dalla legge. Si tratta di fatti per i quali è in corso l’iter giudiziario e, come previsto dall’ordinamento, nei confronti delle persone coinvolte vige la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Pubblicità ingannevole
Secondo quanto accertato, i Carabinieri Forestali hanno segnalato all’Autorità Giudiziaria i rappresentanti legali di due imprese del territorio. Le aziende avrebbero promosso il tartufo in vendita come “tartufo bianco d’Alba”, anche attraverso i social network, inducendo il consumatore a credere che il prodotto fosse originario della zona di Alba, in provincia di Cuneo.
Una denominazione che, per il pubblico, richiama immediatamente qualità organolettiche di eccellenza e giustifica un prezzo sensibilmente più elevato rispetto ad altre tipologie.
In uno dei locali sottoposti a controllo, il menù indicava esplicitamente che il tartufo bianco servito provenisse dalla Regione Umbria. Gli accertamenti hanno però dimostrato che il prodotto utilizzato non aveva una provenienza riconducibile a territori specifici, ma risultava di generica origine italiana. Una discrepanza che ha contribuito a rafforzare il quadro delle irregolarità contestate.
Le sanzioni
Oltre alle ipotesi penali, i militari hanno riscontrato gravi carenze nella tracciabilità del prodotto e informazioni ritenute fuorvianti per il consumatore. Per questo motivo sono state elevate sanzioni amministrative, ai sensi del Decreto legislativo 231/2017 sulla corretta informazione sugli alimenti, per un importo complessivo di 6mila euro a carico dei commercianti e dei rispettivi fornitori.
L’operazione conferma il ruolo centrale svolto dai Carabinieri Forestali nella tutela dei prodotti agroalimentari italiani, un sistema normativo pensato per garantire qualità, trasparenza e autenticità lungo tutta la filiera. Un impegno che contribuisce a salvaguardare non solo i consumatori, ma anche il patrimonio enogastronomico e le tradizioni locali, elementi distintivi dell’identità culturale italiana riconosciuti anche a livello europeo.