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A Cremona mancano 37 medici di famiglia, una carenza acuita dall’emergenza Covid

"E i pochi medici presenti devono già assistere fino a 1500 pazienti" è l'allarme lanciato da Matteo Piloni.

A Cremona mancano 37 medici di famiglia, una carenza acuita dall’emergenza Covid
Politica Cremona, 09 Dicembre 2020 ore 13:50

Nell’Ats Valpadana la mancanza di medici di famiglia, già da tempo emergenza, si aggrava ancora di più.

A Cremona mancano 37 medici di famiglia

Al 1° settembre i medici di medicina generale in servizio erano 499 e a mancare all’appello erano ben 86. A lanciare l’allarme è Matteo Piloni, consigliere regionale del Pd, che aggiunge: “Nella sola provincia di Cremona ne mancano 37. La pandemia da coronavirus ha evidenziato le carenze, purtroppo note da anni, della medicina territoriale e l’Ats Valpadana, nonostante i lunghi mesi di emergenza, registra ancora una carenza importante: nel cremasco mancano 19 medici, 12 nel cremonese, 4 nelle terre di mezzo e 2 nel casalasco. I pochi medici di famiglia presenti devono già assistere fino a 1500 pazienti, senza poter contare su alcun sostegno dell’Ats. Insomma, sono il primo argine al diffondersi dell’epidemia, eppure vengono lasciati soli”.

“Stanziare risorse”

Non è una novità, appunto, per il Pd, come spiega ancora il consigliere: “Noi denunciamo da anni la mancanza di medici di famiglia. Più volte abbiamo chiesto di aumentare il numero delle Borse a loro destinate dalla Regione. Qualcosa abbiamo ottenuto, ma non è stato fatto abbastanza. Ora più che mai, è necessario stanziare risorse per dare incentivi ai neolaureati, affinché si specializzino in medicina generale e destinare loro spazi per aprire nuovi ambulatori. Questa soluzione va nella direzione di attivare anche in Lombardia strutture analoghe alle Case della Salute, presidi che riuniscono ambulatori di medicina generale e specialistici indispensabili a garantire la presa in carico a casa dei pazienti”.

Sgravare gli ospedali

Il principio, ribadisce Piloni, è che per aiutare gli ospedali bisogna riuscire a curare e assistere i malati a casa e questo lo si fa con i medici di medicina generale, con le Usca e con gli infermieri di famiglia. In ospedale ci deve andare solo chi ha bisogno. Oggi la medicina territoriale lombarda è debole e insufficiente e in sua assenza arriva il privato. Regione non può stare a guardare: deve trovare i medici che mancano perché la strategia seguita fin qui è fallita. I medici vanno incentivati ad accettare e vanno supportati. Le Usca vanno portate al livello indicato dal Governo, anche reclutando i neolaureati e gli specializzandi. Tutti devono poter contare su strumenti di telemedicina. Senza medicina territoriale, il Covid avrà la meglio”.

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