Menu
Cerca
21 Febbraio 2020 - 21 Febbraio 2021

Un anno di pandemia: “Covid, una cicatrice che si fa insegnamento”

Il ricordo del Direttore generale di ASST Cremona, Giuseppe Rossi: "A un anno di distanza non credo siamo migliori, ma più consapevoli rispetto alle nostre potenzialità e debolezze".

Un anno di pandemia: “Covid, una cicatrice che si fa insegnamento”
Cronaca Cremona, 21 Febbraio 2021 ore 15:15

21 Febbraio 2020 – 21 Febbraio 2021: “Covid, una cicatrice che si fa insegnamento”. Il ricordo del Direttore generale di ASST Cremona, Giuseppe. Rossi “A un anno di distanza non credo siamo migliori, ma più consapevoli rispetto alle nostre potenzialità e debolezze”.

LEGGI ANCHE: Il Covid un anno dopo: tutto cominciò venerdì 21 febbraio 2020

Un anno di pandemia: “Covid, una cicatrice che si fa insegnamento”

Era il 21 febbraio 2020, un venerdì, quando l’Italia piombava nell’incubo coronavirus.  A un annodi distanza il Direttore generale di ASST Cremona, Giuseppe Rossi, ricorda quei momenti:

La Pandemia ci ha messo difronte ad un fatto inconfutabile: il rischio zero non esiste. Del 21 febbraio 2020 ricordo il momento esatto in cui, tornando a casa dal lavoro, ho invertito il senso di marcia per rientrare immediatamente in ospedale. Era venerdì, tardo pomeriggio: una telefonata confermava il primo caso di coronavirus in città. In poche ore l’arrivo di decine di pazienti in pronto soccorso: stavano male, le condizioni cliniche erano molto gravi e noi non sapevamo cosa fare.

In quel fine settimana è accaduto qualcosa di devastante: la paura dei pazienti era quella di medici, infermieri. Per la prima volta noi sanitari, abituati all’urgenza, eravamo annichiliti, sgomenti. Questa condizione comune è stata anche una forza. Da subito abbiano agito insieme, come se gli ospedali di Cremona, Oglio Po e i servizi territoriali fossero un reparto unico. Ognuno è arrivato all’essenza della professione: siamo stati costretti a trasformare la non conoscenza in esperienza; a reinventarci di ora in ora, a modificare percorsi, protocolli, spazi. Chirurghi, ortopedici, cardiologi, con l’aiuto dei colleghi, si sono fatti pneumologi e infettivologi. A distanza di un anno non credo siamo migliori, ma più consapevoli rispetto alle nostre potenzialità e debolezze.

A restare impresse sono immagini e numeri. 22 febbraio: la tenda di pretriage istallata dalla protezione civile. 11 marzo: l’OMS dichiara lo stato di pandemia. 18 marzo: l’arrivo dell’ospedale da campo. 614 i pazienti covid ricoverati in contemporanea. 60 i posti di terapia intensiva attivati (di norna 12). 15mila litri: il consumo quotidiano di ossigeno (10mila quello di una settimana normale). 27 dicembre: i primi vaccini. Si torna a sperare, la fiducia nella ricerca è una scelta necessaria.

Negli ultimi dodici mesi abbiamo compreso che il tempo della malattia cambia il nostro modo di essere e di esserci; che vivere significa convivere. Che al dolore non sempre si può dare un nome, che sperimentare è imparare (mi riferisco all’efficacia di cure domiciliari e telesorveglianza, all’importanza della medicina di base e territoriale). Ad infonderci coraggio sono stati i messaggi di gratitudine, la guarigione di molti pazienti e le centinaia di donazioni ricevute.

Il 2020 per noi è una cicatrice che si fa insegnamento: non abbiamo mai smesso di investire nelle risorse umane e nella tecnologia; stiamo avviando la campagna vaccinale di massa e pensando con determinazione al nuovo ospedale.

Vorrei ringraziare per nome chi ha lavorato, chi ci ha sostenuto, chi si è ammalato e chi non c’è più. Non basterebbe il giornale intero. Che ciascuno possa far suo il mio Grazie personale.

Giuseppe Rossi
Direttore Generale ASST di Cremona

(Foto di copertina: Luca Andriollo, la prima tenda di pre-triage montata dalla protezione civile all’esterno dall’Ospedale di Cremona il 22 febbraio 2020)

Condividi