Virus sconfitto

Settanta giorni di lotta contro il Covid in tre ospedali, ma alla fine Angelo ce l’ha fatta

"Quando mi sono svegliato ho trovato davanti a me due dottori e tre infermieri che mi hanno spiegato cosa mi era accaduto".

Settanta giorni di lotta contro il Covid in tre ospedali, ma alla fine Angelo ce l’ha fatta
Crema, 15 Giugno 2020 ore 11:23

Settanta giorni di ricovero in tre diversi ospedali. E poi finalmente la vittoria contro il virus. A raccontare la storia di Angelo Mazzoleri, 72enne di Pieranica è prima Treviglio.

Angelo Mazzolari e la sua lotta contro il Covid-19

Classe 1948, ex operaio felicemente in pensione, è la storia di una battaglia lunga e spossante, ma dal lieto fine. Una battaglia contro il Covid-19, passata attraverso due mesi e mezzo di degenza, tre ospedali e altrettanti letti in cui i giorni trascorrevano avvolti da una coltre di incertezza. Sono stati l’affetto, l’abnegazione e la professionalità del personale ospedaliero a salvargli la vita e a consentirgli di riprendersi brillantemente. Ora che è guarito, può raccontare la lotta con la malattia, le emozioni che ha vissuto sulla pelle, i momenti di speranza e sconforto.

I primi sintomi già a metà febbraio

Tutto ha avuto inizio a metà febbraio, quando Angelo – detto «Il Mago» tra gli amici del paese – ha iniziato ad accusare i primi segnali del virus, originariamente scambiati per normali sintomi influenzali. Dolori articolari, mancanza di equilibrio, stanchezza, febbre a 38: la terapia farmacologica seguita si è rivelata inutile e il 27 febbraio Angelo si è recato in ospedale a Crema per verificare il suo reale stato di salute. E’ in questa occasione che i medici hanno scoperto che l’uomo era stato contagiato dal coronavirus. Una radiografia ha rivelato le tracce di una polmonite bilaterale e convinto i sanitari a tenerlo in osservazione, per valutare il decorso dell’infezione.

Il peggioramento a Crema

E’ il primo dei settanta giorni che Angelo passerà nel limbo della sanità lombarda, in condizioni talmente gravi da restare semi-cosciente per quasi tutto il periodo di degenza. Giunto in pneumologia a Crema, Angelo ha iniziato a peggiorare. Costretti a intensificare progressivamente l’ossigenazione, a inizio marzo i medici hanno deciso di trasferirlo in terapia intensiva e di intubarlo. Con la curva dei contagi al picco e lo stato conclamato di pandemia, Angelo è stato allora trasferito in un altro ospedale, a Busto Arsizio, dove è rimasto incosciente e in gravi condizioni fino alla fine del mese, quando è stato estubato e ha ripreso definitivamente conoscenza. Questi sono stati forse i giorni più difficili per lui, che al risveglio non si trovava a casa, nel suo letto, ma in una struttura ospedaliera, lontano dalla famiglia e impegnato a ritrovare un’indipendenza respiratoria come prima dell’esordio del virus.

Il personale ospedaliero è stato impeccabile”

“Quando mi sono svegliato, ho trovato davanti a me due dottori e tre infermieri che mi hanno spiegato cosa mi era accaduto – ha raccontato – Anche se sentivo le energie di chi mi stava vicino, dopo una settimana avevo bisogno di sentire mia moglie, così un medico mi ha permesso di utilizzare il suo telefono. L’intero personale ospedaliero è stato impeccabile. In quelle corsie ci sono persone che non si sono fermate un attimo”.

Angelo ha quindi iniziato la riabilitazione da allettato, con l’uso dei sistemi di ventilazione assistita, fino al 15 aprile, data di dimissione dalla struttura di Busto Arsizio, per fare rotta al “Sorbo Rosso” di Rivazzano Terme, nel pavese.

Per chi è reduce da un ricovero in terapia intensiva, è importante svolgere una riabilitazione pneumologica graduale, incrementando le attività di poco, giorno dopo giorno. Angelo ha verificato di avere una buona funzionalità respiratoria, e quando è arrivato il doppio tampone che sancisce la fine della fase acuta della malattia, è stato dimesso dal «Sorbo Rosso». Una volta fuori, la prima carezza è per la moglie, la figlia e tutti i parenti che, anche se da lontano, gli sono rimasti accanto.

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