Progetti di inclusione

Sansebasket, la pallacanestro come strumento di inclusione sociale

Una misura di integrazione per ragazzi in condizioni di disagio.

Sansebasket, la pallacanestro come strumento di inclusione sociale
Cremona, 14 Settembre 2020 ore 16:39

Sansebasket nasce negli anni ‘90 dal desiderio di un gruppo di ragazzi di tenere viva la tradizione della pallacanestro nella polisportiva dell’oratorio di San Sebastiano a Cremona. Ma ben presto si trasforma anche in strumento in inclusione per ragazzi in condizioni di disagio.

Sansebasket, la pallacanestro come strumento di inclusione sociale

Fondata effettivamente nel 2001, come associazione sportiva dilettantistica, Sansebasket ha avviato il suo percorso partecipando ai campionati della Federazione italiana Pallacanestro. “Nel 2007 avevamo ancora una sola squadra militante in serie D – racconta l’attuale presidente Fabio Tambani – oggi invece, oltre ad una formazione in C Gold, vantiamo anche un settore giovanile tra i più vasti del territorio cremonese, con ben sei squadre. Si è poi aggiunta sei anni fa l’esperienza del baskin (basket integrato tra normodotati e diversamente abili). Inoltre i nostri allenatori, una dozzina circa, sono tutti certificati FIP”.

Avendo nel corso degli anni verificato l’importanza dello sport come fattore di aggregazione sociale, la Sansebasket ha iniziato ad utilizzarlo anche come strumento per includere ragazzi che provenissero dalle più disparate situazioni di disagio: con disabilità, problemi di integrazione sociale, o situazioni familiari difficili. Passando dall’essere una semplice società sportiva a diventare una realtà di inclusione sociale. Questo ha reso loro possibile accedere ai bandi di Fondazione Comunitaria della provincia di Cremona. “Il contributo di Fondazione – spiega Tambani – ci ha permesso nel corso degli anni di riuscire a finanziare importanti progetti per promuovere lo sport come strumento di aggregazione sociale in favore dei più deboli. Oltre che averci consentito di accogliere ragazzi provenienti da famiglie in difficoltà economica, le quali non possono permettersi di pagare la quota di partecipazione all’attività sportiva dei propri figli”.

I progetti di inclusione

“Nel 2019 abbiamo avviato il progetto ‘Sanse per il sociale – dal disagio alla resilienza attraverso lo sport’. Un progetto per l’integrazione dei giovani in stato di disagio, grazie al quale attraverso lo sport coinvolgiamo le persone nella nostra attività sociale. La nostra sfida è quella di offrire un servizio di qualità, riuscendo al tempo stesso ad includere tutti facendo sentire ogni ragazzo un protagonista. Sia esso predisposto a diventare atleta, piuttosto che arbitro, allenatore o dirigente. In particolare, per quanto riguarda la comunicazione, è nato ‘SanseNext’, un gruppo di ragazzi di 18/19 anni che ha preso in carico il nostro canale Instagram con il quale raccontano le storie della Sansebasket”.

“All’interno di questo progetto – continua Fabio – si colloca anche il ‘SanseDay’, organizzato insieme a MEDeA, associazione di volontariato dedita allo sviluppo di programmi e servizi di supporto psicologico ai malati oncologici ed alle loro famiglie, di cui siamo testimonial da ben 13 anni. Tutte le nostre squadre una volta all’anno si trovano in palestra per una giornata di gioco e divertimento, durante la quale raccogliamo fondi per l’associazione MEDeA, e a fine evento doniamo la somma raccolta direttamente ai volontari della onlus”.

Grazie ad un bando di Fondazione è nato anche “Cantieri Sportivi”, sviluppato insieme al Comune di Cremona, UISP Comitato di Cremona, ASD Polisportiva Corona, Cooperativa Cosper, e Cooperativa Nazareth. “Un progetto che ha messo in relazione le cooperative sociali, insieme alle scuole della città, con il mondo dello sport, per riuscire ad intercettare le situazioni di disagio vissute dai ragazzi, ed aiutarli attraverso l’attività sportiva ad inserirsi ed a relazionarsi sia con i coetanei che con gli adulti”.

Senza la Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona nulla di tutto questo sarebbe stato possibile: “Il contributo parziale di fondazione, permette di dare a tanti progetti importanti una forte spinta iniziale. Contemporaneamente la formula di questi bandi costituisce un richiamo per mecenati ed imprenditori, che grazie alle garanzie date da Fondazione, scelgono di riconoscere un proprio contributo permettendo di portarne avanti le iniziative. Infine, riesce a veicolare i suoi progetti in modo che sempre più persone e territori ne vengano a conoscenza, stimolando la ripetizione delle esperienze più virtuose. Un’opera che solo le Fondazioni Comunitarie territoriali sono in grado di fare” conclude Fabio.

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