Pet Therapy in Hospice: quando la relazione si fa terapia

Un progetto a favore del benessere di pazienti e familiari presso l'Hospice dell'ASST di Cremona.

Pet Therapy in Hospice: quando la relazione si fa terapia
Cremona, 15 Maggio 2019 ore 17:52

Pet Therapy in Hospice: quando la relazione si fa terapia. Il progetto, partito nel pomeriggio di oggi, a favore di pazienti e familiari.

Pet Therapy in Hospice

E’ partito oggi pomeriggio, presso l’Hospice dell’ASST di Cremona un percorso di Attività Assistita con Animali (Pet Therapy) rivolto a pazienti e familiari, realizzato grazie ad ACCD e Cooperativa Sociale Società Dolce.

Il percorso, oltre alla presenza degli animali (nello specifico, tre cani: Flash, Pimpa e Oscar), prevede il coinvolgimento di un team multidisciplinare formato da conduttori certificati, veterinari, psicologi e personale sanitario dell’Hospice. Questo a garanzia di un approccio rispettoso nei confronti di pazienti e familiari, ma anche nei confronti dei nostri amici a quattro zampe.

Ogni intervento, della durata di circa un’ora, viene calibrato di volta in volta in attività di gruppo, individuali o entrambe. Lo scopo è quello di favorire la socializzazione e la relazione.

L’attività si svolgerà ogni due settimane, al mercoledì.

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Migliorare la qualità di vita del paziente

“Altri Hospice hanno già intrapreso questo tipo di attività e le loro esperienze, tutte positive, sono state il volano per organizzare questo progetto anche presso la nostra struttura – spiega Massimiliano Strina (Direttore Hospice, ASST di Cremona). Obiettivo di questo percorso è migliorare la qualità di vita del paziente nell’ultimo periodo di vita, diminuire il discomfort dei familiari e ridurre lo stress dei care giver.”

“Possiamo definire questo percorso – prosegue Alessio Faliva (Responsabile UO Terapia del dolore e Cure Palliative, ASST di Cremona) – come una co-terapia: grazie all’animale, il conduttore riesce ad entrare in relazione con la persona con facilità, proprio perché il cane, non avendo alcun giudizio o pregiudizio, si fa ponte comunicativo tra persona e operatore, diventando mediatore nella relazione e catalizzatore di emozioni.”

“E’ dimostrato che esperienze simili hanno cambiato favorevolmente la qualità di vita dei pazienti e dei parenti alleviando la sofferenza fisica e psicologica, rendendo migliore il percorso di consapevolezza e di approccio alla morte. Inoltre, si è evidenziato anche un beneficio sul personale sanitario, contribuendo a migliorare l’ambiente nel luogo di lavoro e creando un clima maggiormente collaborativo.”

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