Omicidio Sabbioneta: Zani condannato a 14 anni per la morte del piccolo Marco

La Corte d'Assiste di Mantova lo ha dichiarato colpevole di omicidio colposo.

Omicidio Sabbioneta: Zani condannato a 14 anni per la morte del piccolo Marco
Casalmaggiore, 20 Dicembre 2019 ore 16:33

E’ stato condannato a 14 anni di reclusione Gianfranco Zani, l’artigiano 54enne, di Vicobellignano di Casalmaggiore, era accusato di omicidio volontario ritenuto responsabile della morte del figlio Marco, di 11 anni, morto asfissiato nella sua camera da letto a causa del fuoco appiccato dal padre nella stanza affianco, quella coniugale.

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L’accusa

Il pubblico ministero Carmela Sabatelli aveva chiesto per Zani la pena del carcere a vita, accusandolo di omicidio volontario, richiesta appoggiata anche dalla parte civile in aggiunta ad un risarcimento di 500mila euro.

La Corte d’Assiste di Mantova, composta da due giudici togati e da tre popolari, si è invece pronunciata per 14 anni di carcere, riconoscendo Zani quale autore di incendio doloso e omicidio colposo.

Zani ha ammesso la “terribile tragedia”

Durante l’udienza l’imputato, per la prima volta dall’inizio del processo, ha deciso di parlare ricostruendo in un discorso spesso pronunciato con una voce strozzata, la vita sentimentale e familiare costruita e vissuta con la moglie Silvia Fojotikova, dalla quale ha avuto tre figli.

Ha raccontato della relazione fedifraga che la moglie aveva con un altro uomo, e il fatto che questo gli aveva annebbiato la mente fino a compiere quel gesto sconsiderato che ha portato alla morte del figlio Marco.

Quel tragico 22 novembre 2018

Nel 2018 Zani era stato processato e condannato dal giudice per maltrattamenti, il quale gli aveva imposto di non avvicinarsi alla casa famigliare, ma lui – noncurante dal divieto e accecato dalla rabbia – il 22 novembre 2018 aveva comunque fatto irruzione nell’appartamento, appiccando il fuoco agli indumenti intimi che la moglie teneva nella camera matrimoniale, accanto alla stanza dove stava Marco.

Zani avrebbe poi messo in salvo i cani, noncurante della possibilità che in casa potesse esserci qualcuno, lasciando così il proprio figlio nell’abitazione e condannandolo a morte. L’11enne, infatti, si sarebbe potuto salvare.

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