Nidi gratis, Regione conferma sostegno a lavoro femminile e natalità

Assessore Piani: "Investiamo in misure concrete per conciliazione vita-lavoro".

Nidi gratis, Regione conferma sostegno a lavoro femminile e natalità
Cremona, 08 Dicembre 2019 ore 09:18

Nidi gratis, Regione conferma sostegno a lavoro femminile e natalità. “Una donna su quattro tra quelle che hanno usufruito della misura regionale ‘Nidi gratis’ avrebbe lasciato il lavoro se non avesse potuto beneficiare del servizio. Il dato che emerge da un primo monitoraggio effettuato sull’efficacia delle politiche che, come Regione Lombardia, stiamo portando avanti a favore della conciliazione vita-lavoro ci indica che, oggi, è una priorità assoluta aiutare la partecipazione femminile al mercato del lavoro, supportando le decisioni delle famiglie rispetto alla natalità per aumentare il tasso di fecondità a salire (in Italia è pari all’1,34% e in Francia all’1,96%)”. Lo ha detto l’assessore alla Famiglia, Genitorialità e Pari Opportunità Silvia Piani.

Nidi gratis, Regione conferma sostegno a lavoro femminile e natalità

“Si tratta – ha spiegato l’assessore – di un obiettivo sfidante, che necessita di essere portato avanti attraverso azioni di sostegno a trecentosessanta gradi”.

La situazione in Italia

Nel nostro Paese il 20% delle donne lavoratrici rinuncia all’occupazione dopo la nascita del primo figlio e il tasso di occupazione delle donne con figli è più basso di quelle senza figli (non è così in altri Paesi della Ue, come ad esempio in Francia). Tra le cause principali del fenomeno, vi sono l’incertezza economica e lavorativa e il fatto che un figlio sia considerato un ‘fattore di impoverimento’. In Italia il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni segue, dal 2013, un trend in crescita (49,6),  ma è ancora al di sotto della media europea a fronte di una maschile del 66,8%.

Lavoratrici autonome

L’Italia è anche il Paese al primo posto nell’Unione europea per numero di lavoratrici autonome (donne occupate indipendenti al netto delle coadiuvanti familiari), con un totale di 1,5 milioni di donne self-employed pari al 14,3% del totale (in Francia sono il 9,7% del totale, in Germania l’11,9% del totale). In molti casi il lavoro autonomo garantisce una maggiore flessibilità a fronte della mancanza, specialmente in alcune Regioni, di strumenti di conciliazione adeguati (asili nido, spazi per l’infanzia o caregiving per anziani non autosufficienti, modelli di smart working efficaci. In termini assoluti aumentano più i part-time involontari (da 18,3 a 19,5%) che i lavori flessibili (formule in smart working) e/o autonomi.

I dati in Lombardia, provincia per provincia

In Lombardia l’occupazione femminile è ampiamente superiore alla media italiana, attestandosi al 60% (rispetto al 76,1% maschile) secondo i dati Istat. Le donne occupate in Lombardia al 2018 sono 1 milione e 119.000, ossia 10.000 in più rispetto al 2017 e 125.000 in più rispetto a 10 anni prima.

Part-time involontari

A salire sono anche i part-time involontari (di 1,5 punti percentuali), da 15,4 a 16,9%, come confermano i dati di Confartigianato Lombardia. In Provincia di Milano si rileva il dato più alto e in costante aumento dal 2017 (63,9%), seguito da Lecco (60,8%) e da Pavia (60,6%). A seguire: Varese 60,2%, Monza e Brianza 59,3%, Sondrio 56,6%, Bergamo 54,8%, Brescia 55%, Como 58,1%, Cremona 57,6%, Lodi 55,4%, Mantova 56,2%. Le ore investite nel lavoro retribuito dalla popolazione con più di 15 anni in Lombardia in un giorno medio settimanale rimangono superiori tra gli uomini (15,3%) rispetto alle donne (8,1%); nel 2002 erano 16,4% (M) e 8,1% (F); nel 2008 16,5% (M) e 8,8% (F).  Le donne lombarde dedicano il proprio tempo libero (17,5% della giornata rispetto al 20,6% degli uomini) a favore del lavoro familiare (18,5% rispetto al 7,6% degli uomini) che continua a diminuire per le donne (era il 20,3% del 2002 e il 19,2% del 2008) (Dati Polis).

Gli strumenti di conciliazione vita-lavoro messi in campo

In Lombardia la rete di servizi per l’infanzia è costituita da 1.800 asili nido, 285 micro-nidi, oltre ai nidi famiglia e ai centri prima infanzia. In totale si tratta di 2.448 unità di offerta, per oltre 63.000 posti. Il 25% delle donne che ha utilizzato uno strumento di conciliazione (come l’asilo nido) avrebbe lasciato il lavoro in mancanza di una struttura formale di assistenza. In Lombardia i Comuni coperti dai servizi per l’infanzia sono l’80,8%, tuttavia solo il 15,6% dei potenziali utenti ha usufruito dei servizi per la prima infanzia (comunque più del dato italiano che è uguale al 13%) (dati Istat 2019).

Più servizi, più donne al lavoro

“In presenza di un maggior numero di servizi – ha puntualizzato Piani – cresce l’integrazione delle donne nel mercato del lavoro e , a maggior ragione, laddove aumenta il numero dei presi in carico dai servizi, aumenta l’occupazione femminile stabile”.

‘Bonus Assistenti Familiari’

Oltre alla misura ‘Nidi gratis’ (che azzera la retta per i frequentanti nidi pubblici o privati accreditati) anche la misura sperimentale ‘Bonus Assistenti Familiari’, a favore delle famiglie che curano un soggetto anziano, contributo alle spese previdenziali della retribuzione dell’assistente familiare fino a 1.300 a destinatario è stata pensata nell’ottica di un sostegno alla conciliazione vita-lavoro: alla data del 04/10/2019 ne avevano beneficiato 150 nuclei familiari.

Conciliazione territoriale

Infine, la misura ‘I piani territoriali di conciliazione 2020-2030’ mette in campo varie azioni di supporto finanziato: dai servizi di assistenza a supporto del caregiver familiare (babysitter di emergenza, accompagnamento visite mediche anziani e disabili) ai servizi per la gestione del pre e post scuola e dei periodi di chiusura scolastica (Grest e oratori estivi, doposcuola); dai servizi di supporto per la fruizione di attività nel tempo libero a favore di minori (accompagnamento e fruizione di attività sportive e ludiche, visite a parchi/musei) ad azioni di time saving in favore di titolari o dipendenti di imprese commerciali o artigianali, limitandole a microimprese con massimo tre occupati per attività non legate alla gestione dell’azienda.

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