L'operazione della DIA

La 'Ndrangheta nelle imprese cremonesi, confiscati beni da 3 milioni di euro

L'azione ha colpito immobili, ditte edili e immobiliari ma anche vetture e rapporti bancari nelle province di Cremona e Piacenza

La 'Ndrangheta nelle imprese cremonesi, confiscati beni da 3 milioni di euro
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Naturalmente, i beni che sono stati confiscati saranno reinvestiti nella società per promuovere iniziative finalizzate a sradicare le radici del crimine.

I beni confiscati

Nell'incessante battaglia contro le organizzazioni criminali che minano la stabilità del nostro paese, la Direzione Investigativa Antimafia ha compiuto un passo importante nella lotta contro la 'Ndrangheta confiscando beni dal valore stimato di circa 3 milioni di euro anche in provincia di Cremona.

L'operazione di confisca, scattata in seguito a un provvedimento di prevenzione emesso dalla Corte di Appello di Bologna, ha colpito due immobili e cinque imprese nel settore edile e immobiliare nelle province di Cremona e Piacenza insieme a due autovetture e ben 43 rapporti bancari aperti in varie istituzioni finanziarie.

Coinvolto un membro di una cosca

I beni confiscati saranno reinvestiti nella società per promuovere iniziative finalizzate a sradicare le radici del crimine e a garantire un futuro migliore per tutti. Nell'azione è stato coinvolto anche un uomo indiziato di appartenere a una nota cosca mafiosa, la Grande Aracri di Cutro, il cui operato criminale è stato confermato dalle sentenze emesse nel maxi processo "Aemilia".

Il soggetto è stato sottoposto a misure di prevenzione personali tra cui la Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per cinque anni. Queste misure sono state applicate per garantire che l'individuo non possa continuare a sostenere le attività criminali del sodalizio mafioso al quale è riconducibile.

Un successo per la DIA

L'operazione è il risultato di un'attività investigativa complessa che ha richiesto tempo e risorse considerevoli. Nel mese di luglio 2021, il Procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia avevano formulato una proposta congiunta per l'applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali.

Oggi, queste misure sono diventate una realtà, attraverso i beni confiscati. L'azione dimostra il potere del sistema giudiziario italiano nel combattere le organizzazioni criminali.

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