Dopo Covid

Da Regione Lombardia 225 milioni per gli ospedali nel post-emergenza

Fondi per il rafforzamento di Terapie Intensive, sorveglianza sub intensiva e degenza nel post-emergenza Covid.

Da Regione Lombardia 225 milioni per gli ospedali nel post-emergenza
Cremona, 17 Giugno 2020 ore 18:33

La Giunta Regionale ha approvato quello che il Presidente Attilio Fontana e l’assessore Giulio Gallera definiscono “un Piano straordinario” per il rafforzamento di Terapie Intensive, sorveglianza sub intensiva e degenza nel post-emergenza coronavirus dal valore complessivo di 225 milioni di euro.

Previsti 1.446 posti di Terapia Intensiva

Prima al centro delle polemiche per i tagli subiti negli anni, poi oggetto della continua rincorsa per crearne di nuovi. Il focus del Piano riguarderà il potenziamento delle Terapie Intensive, con la previsione di strutturare 1.446 posti letto in tutta la Lombardia.

Ma dove metterle? In questi mesi le Terapie Intensive necessarie al ricovero dei casi Covid più gravi hanno occupato sale operatorie, reparti convertiti, ambulatori. Gallera spiega che fra le soluzioni individuate c’è anche l’Ospedale in Fiera con una dotazione di 221 posti, non si sa se all’interno della previsione iniziale (non completata) o ulteriore a quella. Mossa che sembra scongiurare l’ipotesi di chiusura ventilata lo scorso mese e che mette in cassaforte l’Ospedale in Fiera, pronto anzi ad essere replicato nella Fiera di Bergamo.

“È prevista anche una riqualificazione di ulteriori 704 letti di terapia semi intensiva – aggiunge Gallera – che devono essere in grado di supportare attività di assistenza ventilatoria in area medica, fruibili anche per attività infettivologica. Almeno la metà dei quali (352) in grado di poter essere tempestivamente riconvertiti in letti di Terapia Intensiva”.

Piano in linea con le indicazioni nazionali

Il documento sarà trasmesso oggi al Governo ma dalla Regione c’è una certa sicurezza che non ci saranno intoppi:

“Il Piano approvato – continua l’assessore – rispetta le indicazioni nazionali e si pone l’obiettivo di coniugare le esigenze dell’attuale quadro epidemico con i vari possibili scenari evolutivi. Affrontandoli attraverso un’articolazione ospedaliera a rete, in grado di adeguarsi quanto più velocemente e flessibilmente possibile all’eventuale variare della situazione epidemica”.

“Il filo conduttore su cui si basa il Piano – aggiunge Gallera – è quello di prefigurare, strutturare e organizzare diversi assetti di rete ospedaliera attivabili in rapida successione. Che, in funzione dell’eventuale aumento del bisogno assistenziale, possano prontamente ampliare l’offerta recettiva. Soprattutto nelle aree mediche (pneumo – infettivologiche), semi intensive e intensive. Al fine di poter consentire una adeguata assistenza a pazienti COVID – 19”.

Ampliamento della rete ospedaliera

Il rapido ampliamento della rete ospedaliera potrà essere attivato a seguito dei diversi livelli di allerta che dovranno essere dichiarati anche sulla base del sistema di monitoraggio attivato dal Ministero con Decreto del 30/4/2020. Integrato da indicatori ospedalieri appositamente introdotti in ambito regionale. E finalizzati anche a rilevare, con la maggiore tempestività possibile, ogni minimo segnale di allerta a livello di singolo ospedale. A ogni superamento del livello precedente il Piano prevede l’ampliamento della rete delle strutture coinvolte. Secondo un ordine prestabilito e fino al massimo della potenzialità prevista. Insomma, un sistema graduale che permetta di attivare le risorse necessarie a seconda del livello di pericolo, per una risposta che coniughi l’emergenza con la salvaguardia delle altre prestazioni sanitarie.

I livelli di allerta

Importante dunque capire quali siano, e quando “scattino” i diversi livelli di allerta. Si parte dal livello “zero”, l’assetto organizzativo pre-emergenza. Nei prossimi mesi vedremo in campo il “livello 1”, fino alla fine o alla variazione dell’allerta epidemica, con la rete ospedaliera dimensionata per ospitare fino a 150 pazienti in Terapia Intensiva, 400 pazienti in alta intensità di cura infettivologica/pneumologica e 1.000 pazienti in assistenza acuta ordinaria.

“Nulla sarà più come prima”

“Nulla sarà più come prima – sottolinea Fontana – perché l’emergenza Covid ha determinato cambiamenti radicali nella vita di tutti noi e nella gestione del sistema sanitario. I nostri ospedali, in piena pandemia, sono riusciti a raddoppiare i posti di terapia intensiva e a decuplicare quelli di degenza Covid. Il piano approvato rende strutturali questi interventi, da attivare in maniera modulare in base alla gravità della situazione. Accanto al sostegno della rete ospedaliera, nelle prossime settimane metteremo a punto un nuovo pacchetto di misure che riguarderà la gestione dei servizi sanitari a livello territoriale”.

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