CESIO 137

Scoperti 8 container radioattivi nel Porto di Cagliari, arrivavano da Cremona

Rilevate anomalie nei livelli di radioattività in parte del carico

Scoperti 8 container radioattivi nel Porto di Cagliari, arrivavano da Cremona
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Otto container radioattivi bloccati nel porto di Cagliari, provenivano da Cremona: rilevato anomalie nei livelli di radioattività in parte del carico. A riportare la notizia è il quotidiano regionale l'Unione Sarda, che scrive dei controlli effettuati dai tecnici specializzati dei Vigili del Fuoco e dell'Arpas.

(Foto di copertina: immagine di archivio)

Container radioattivi bloccati a Cagliari, provenivano da Cremona

Nella notte tra il 10 e l'11 maggio 2024, al porto di Cagliari sono stati intercettati una ventina di container carichi di scorie d'acciaieria destinati alla Portovesme Srl nel Sulcis Iglesiente, provenienti da Cremona. L'allerta è scattata quando i tecnici specializzati dei Vigili del Fuoco e dell'Arpas hanno rilevato anomalie nei livelli di radioattività in parte del carico.

Presenza di Cesio 137

Il carico, viaggiato per oltre 800 km via nave, era diretto all'ingresso dello stabilimento della Glencore a Portoscuso (SU). Tuttavia, solo uno dei container è giunto a destinazione, mentre gli altri restano bloccati nel porto di Cagliari. I test radiometrici hanno evidenziato la presenza di Cesio 137, sebbene non sia stata specificata la concentrazione.

Sicurezza del trasporto di materiali radioattivi

La notizia ha sollevato interrogativi riguardo al sistema di controllo e alla sicurezza del trasporto di materiali radioattivi su lunghe distanze. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Paola Pollini, ha criticato l'operato dell'acciaieria Arvedi, sottolineando l'assenza di relazioni ufficiali sull'impatto ambientale dell'azienda e richiedendo la pubblicazione dei documenti relativi alla sorveglianza radiometrica.

“La notizia che gli otto container radioattivi bloccati nel porto di Cagliari, provenivano da Cremona, accende ancora una volta i fari sull’attività svolta all’interno dell’acciaieria Arvedi. Ora però non ci sono le relazioni ARPA a minimizzare l’impatto dell'acciaieria, sull’inquinamento dell’aria e che nascondono il drammatico primato di Cremona quale città più inquinata d’Italia, dietro l’alibi della posizione geografica.

Stavolta ad allarmare i cittadini non sono però le polveri che da oltre dieci anni si depositano sulle case, le strade e le auto dei cittadini di Cavatigozzi, Spinadesco e di tutti gli altri comuni interessati, stavolta il rischio è radioattivo.

Nel porto di Cagliari sono stati messi in quarantena 8 dei 20 container provenienti dalla Arvedi di Cremona e contenenti i fumi dell'acciaieria perché i sensori hanno rilevato valori di radiazioni superiori al limite di legge per il Cesio 137. La domanda è: come è possibile che quegli otto container abbiano percorso indisturbati oltre 800 km, prima di essere bloccati e messi in quarantena? La domanda la rivolgiamo soprattutto alla società Arvedi e agli enti preposti ai controlli, perché i cittadini devono sapere se i sistemi di controllo radiometrici, che per legge devono essere installati in ingresso e in uscita da impianti che trattano rifiuti e in particolare le acciaierie, siano regolarmente in funzione. Così non fosse sarebbe gravissimo, così come sarebbe altrettanto grave se i segnali d’allarme fossero stati ignorati.

Il problema non è solo sardo perché, anche se la riconsegna al mittente del carico radioattivo non è in realtà una procedura al momento percorribile, in Sardegna ci vanno solo i fumi del processo di fusione dei rottami, mentre in territorio lombardo rimangono i rottami, presumibilmente radioattivi anch’essi, nonché le ceneri destinate allo smaltimento.

Ricordiamo che è dal 2020 che i cittadini attendono che la proprietà realizzi la copertura dell’enorme deposito temporaneo, realizzato su demanio provinciale, che ancora oggi è privo di qualunque protezione dagli agenti atmosferici e dove molto probabilmente è presente materiale radioattivo. Inoltre, le ceneri di scarto della fusione dei rottami vengono smaltite presso la discarica di Crotta d’Adda, a poca distanza dall'acciaieria. Dobbiamo pensare che anche lì possano esserci rifiuti radioattivi?

La situazione è grave e urge fare chiarezza sulla natura ed eventuale presenza di materiali radioattivi nelle lavorazioni in ingresso e in uscita dalla Arvedi di Cremona. Le prime risposte dovrebbe fornirle la stessa società, pubblicando e mostrando i documenti e i dati sulla rilevazione dei dispositivi di sorveglianza radiometriche”.

Paola Pollini, M5S
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