Cervello, cuore, polmoni e intestino

Cos'è la Sindrome post Covid: dalla "nebbia cognitiva" a tutti gli altri organi compromessi

Anche a distanza di mesi dalla guarigione è possibile riscontrare diversi sintomi e problematiche lasciate in eredità dal virus.

Cos'è la Sindrome post Covid: dalla "nebbia cognitiva" a tutti gli altri organi compromessi
21 Novembre 2020 ore 09:53

Cosa resta del Covid. Non solo polmoni e apparato respiratorio. Il Covid-19 è una brutta bestia, che lascia il segno anche in diverse altre parti del corpo. E’ la cosiddetta Sindrome post Covid, sulla quale medici e ricercatori stanno cercando di fare chiarezza analizzando in particolare i possibili effetti a lungo termine. Si va da problematiche che interessano il cervello a possibili danni a cuore, e intestino. Senza dimenticare quel senso cronico di stanchezza (copertina Martina Santimone per Areu).

Sindrome post Covid: la “nebbia cognitiva”

Che il Covid-19 sia un virus subdolo, capace di intaccare diversi organi, è certezza. Ciò su cui la scienza sta cercando di indagare ora è quanto e in che misura questi danni possono permanere nel tempo.

Fra le conseguenze post Covid a lungo termine riscontrate finora c’è quella che è stata chiamata “nebbia cognitiva”. Il Covid può influire sulle nostre capacità mentali a medio e lungo termine.

Non parliamo di casi isolati, bensì di una persona su 20. E si tratta di individui giovani, tra i 18 e i 49 anni.

Fra i sintomi descritti figurano: perdita di memoria (di solito a breve termine), confusione, difficoltà di concentrazione. Sintomi che compromettono la capacità di lavorare normalmente. Sono colpite anche persone che si sono ammalate solo leggermente e non avevano precedenti patologie.

Gli effetti sul cuore e sull’intestino

Il coronavirus SARS-CoV-2 può attaccare il muscolo cardiaco, e nei sopravvissuti a questo aspetto della malattia sembra poter causare danni cardiaci a lungo termine, oltre a inasprire i disturbi al cuore preesistenti. L’infezione da Covid è stata collegata alla miocardite, una condizione che comporta un’infiammazione che indebolisce il cuore e crea tessuto cicatriziale, ostacolando la corretta circolazione del sangue ossigenato. I pazienti che hanno subito danni al cuore dalla COViD-19 potrebbero essere più a rischio di eventi acuti come infarti e ictus, e dovrebbero pertanto limitare fumo e alcol in via preventiva.

Particolare attenzione anche per l’intestino.

“Fino a 10-12 settimane dopo un’infezione da Covid, l’intestino continua ad eliminare dei frammenti virali. Si tratta infatti dell’ultimo organo ad eliminare il virus dopo la guarigione. L’intestino è un grande serbatoio dove il Coronavirus è in grado di crescere e replicarsi”.

Così ha spiegato Antonio Gasbarrini (Direttore Dipartimento Scienze Mediche e Chirurgiche Pol. Gemelli IRCCS) alla domanda sui danni che il virus produce a carico dell’apparato gastrointestinale. Lo specialista ha inoltre spiegato di aver visto diversi pazienti, dopo due o tre mesi dalla completa guarigione dall’infezione, che continuano ad avere disturbi gastrointestinali sviluppando una specie di intestino irritabile e che prima del Covid non avevano queste problematiche.

I polmoni

Infine, ma questo già è assodato, le compromissioni polmonari legate al Covid-19 paiono essere il punto maggiormente dolente anche a lungo termine. Il neurologo Michael Zandi citato nell’articolo di Science, ha spiegato come anche malattie comuni come la polmonite possono necessitare di un periodo di recupero di circa un mese. Nei casi molto gravi di Covid si sono verificate una sindromi da distress respiratorio acuto (ARDS).

In casi particolarmente complicati possono causare dei problemi che durano tutta la vita in quanto le sezioni di polmone che sono state danneggiate non guariscono mai completamente. Ci si riserva, però, di effettuare studi più duraturi nel tempo per avere risposte definite e incontroverbili.

Bisogna infatti sempre tenere a mente che al momento i postumi di questo virus si possono verificare soltanto a distanza di un anno, trattandosi di una novità per la scienza. Gli esperti concordano nell’affermare che al momento nessuno possa prevedere con assoluta certezza quale sarà la percentuale di pazienti che si riprenderanno e quanti invece avranno danni cronici.

I problemi possono essere permanenti?

Se ci si basa sull’esperienza delle altre forme virali solitamente, nell’arco di alcuni mesi, i sintomi residui vanno incontro a regressione spontanea. Ad oggi non è comunque possibile sbilanciarsi su quanto tempo dureranno, per esempio, i cambiamenti cognitivi nei pazienti con Covid-19, né se avranno un effetto duraturo sulla funzione cerebrale. Basandosi su precedenti esperienze in campo di gravi infezioni virali pare ci vorranno mesi, ma poi i sintomi dovrebbero sparire da soli. Così dovrebbe valere per le altre spiacevoli conseguenze a lungo termine del Covid che fanno parte della sindrome post-Covid, che si pensa colpisca fino al 10 per cento di chi è stato contagiato.

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