I dubbi

Seconde case fuori dalla regione: la nebbia del nuovo Dpcm

Rimane nebulosa la questione delle seconde case, dove è di fatto consentito andare anche passando da una zona rossa a una gialla. Cosa però espressamente vietata dal Dpcm.

Seconde case fuori dalla regione: la nebbia del nuovo Dpcm
19 Gennaio 2021 ore 10:21

Di certezze in questo periodo non ce ne sono molte. A complicare le cose ci si mette anche la questione relativa alle seconde case. A due giorni dall’entrata in vigore del nuovo Dpcm, valido fino al 5 marzo 2021, arriva la circolare applicativa del Viminale, ossia l’indirizzo ai prefetti, perché sul territorio vengano applicate le disposizioni del governo per il contenimento del virus. Ma neppure il ministero dell’Interno è riuscito a dipanare la nebbia sugli spostamenti e sulle regole, in vigore fino al 15 febbraio, che riguardano la possibilità di andare da una regione all’altra per raggiungere le seconde case.

Il nodo seconde case

Rimane nebulosa la questione delle seconde case, dove è di fatto consentito andare anche passando da una zona rossa a una gialla. Cosa però espressamente vietata dal Dpcm se si parla di spostamenti fuori dalle regioni. Nella circolare è ridabito il divieto di uscire dalle regioni (di qualunque colore siano) ma che è sempre possibile raggiungere la propria residenza, abitazione o domicilio, anche in una zona di diverso colore.

“Si conferma fino al 15 febbraio la previsione delle già vigenti limitazioni di spostamento tra regioni, con la consueta eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, nonché dal rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”, recita la circolare.

Non è chiarito neppure se nella dicitura “abitazioni” rientrino gli affitti periodici, brevi e o le multiproprietà, che si trovino in altre regioni rispetto a quelle di residenza.

Il miraggio della zona bianca

All’articolo 3 il Dpcm prevede che con una ordinanza del responsabile della Salute potranno essere individuate le regioni o le province autonome che si collocano in uno scenario di tipo 1 e con un livello di rischio basso. Il parametro sotto la lente è l’incidenza settimanale dei contagi, per tre settimane consecutive, che dovrà essere inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Parliamo della zona bianca, che al momento resta solamente un miraggio.

In zona Bianca, invece, (per coloro che riusciranno ad entrarci) bar, ristoranti, musei, cinema, teatri, palestre, piscine e sale da concerto potrebbero essere aperti (e senza limiti di orario), anche il coprifuoco potrebbe diventare soltanto un ricordo.

Ovviamente non si tratterebbe di un liberi tutti: resterà l’obbligo di mascherina anche all’aperto, il distanziamento sociale e il divieto di assembramento. Probabilmente, sia per la riapertura dei luoghi della cultura che quelli di attività sportiva, verranno stilati appositi protocolli tra i Ministeri competenti. In questo caso come sarebbe gestito il passaggio di un residente in zona rossa che ha una seconda casa in zona bianca?

Per coloro che volessero ripassare ciò che è possibile fare e ciò che è vietato abbiamo riassunto QUI i contenuti salienti del Dpcm del 16 gennaio.

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